L’ANGELO NERO di Eddy Morello

Il mestiere dello scrittore, in fondo, è quello di intrattenere, e possibilmente di farlo in modo costruttivo, usando la propria storia per veicolare messaggi complessi nel modo più semplice possibile.
Eddy Morello

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"Si chiama Eddy Morello, è nato nel 1982 ed è originario di Padova. Si diploma in informatica nel 2001 e attualmente vive in Svizzera, dove lavora come amministratore di sistema in un'azienda che produce generi alimentari. La sua carriera da scrittore è iniziata con questo romanzo, che è il primo di una trilogia.
Al momento sta scrivendo il secondo, e spera di metterci meno del primo, visto che per quello ha impiegato 8 anni. L'ha riscritto completamente 4 volte e mezza.
Ha deciso di pubblicarsi autonomamente perché l'unico editore disposto a farlo non lo convinceva da un punto di vista qualitativo. Era una casa editrice non a pagamento, ma ha guardato le altre pubblicazioni e l'editing era un po' carente.
La sua formazione è prettamente tecnica, e il mondo della scrittura è entrato tardi nella sua vita. Non ha mai fatto concorsi, non ha mai scritto racconti, è partito con questo romanzo, e si è documentato strada facendo."

Si presenta così Eddy a noi di Tregua Libresca. Una persona eclettica, capace di trasformarsi, capace di vedersi nuova. La scrittura lo abbraccia tardi, ma è un un abbraccio deciso come l'angelo del suo romanzo.
C'è una lotta latente che è sempre esistita, esiste ed esisterà sempre: la lotta tra il Bene e il Male. Eddy affronta questa tensione intestina nel suo romanzo che è un conflitto che affrontiamo anche noi ogni giorno, dentro noi stessi.

Alla domanda di Tregua Libresca: "Qual'è la tua visione di Bene e Male?"
Eddy risponde: "Io penso che non esista il bene assoluto, così come non esiste il male assoluto: ognuno di noi, in base al suo punto di vista, all'educazione che ha ricevuto, alla cultura d'appartenenza e alle esperienze personali pregresse, stabilisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato… Quello che può sembrare giusto a me può sembrare sbagliato a te… Ti faccio un esempio: sei ai comandi di un treno in corsa coi freni guasti, e puoi agire solo su uno scambio… Se vai a destra vai addosso a un gruppo di 10 persone, se vai a sinistra vai addosso a una sola persona… Qual è la scelta giusta? E se invece ai comandi ci fosse il padre della persona sola, quale sarebbe secondo lui la scelta giusta?"

L'ANGELO NERO
L'Angelo Nero racconta l'atavica lotta tra Angeli e Demoni, la quale si è conclusa più di duemila anni fa, con ingenti perdite per entrambe le fazioni. Ma dopo oltre duemila anni di pace tra Eden e Inferno, la posizione di una delle sette coppe è stata scoperta dai seguaci di Astaroth. Tra battaglie, magia e mistero, un'emozionante avventura, ricca di colpi di scena e di personaggi fuori dalle righe.
Questa è la trama del suo romanzo: un angelo fuori dalle righe che vi farà rimodernare la vostra idea di paradiso. Questi angeli e questi demoni ci ricordano i nostri difetti umani, snaturati dalle loro fattezze angeliche, è impossibile non immedesimarsi e mettersi in discussione.
Il seguito è in arrivo, Eddy è già a lavoro.

TL: "L'idea del romanzo da dove nasce? Perchè questo mondo? Perchè questi personaggi? Se dovessi costruire un percorso che va da un livello profondo a uno più superficiale della tua storia, che ripercorra questi lunghi 8 anni, come lo descriveresti? In parole povere, il lavoro dello scrittore come si fa per te?"
Eddy: "La mia passione per la lettura è nata grazie al genere fantasy, in particolare per merito di un libricino dal titolo "il popolo del tappeto". È un libro che si legge molto in fretta, ma che ha fatto fare un click al mio cervello. Mi ha dato una prospettiva diversa, mi ha fatto capire che il punto di vista è fondamentale. Se vivi in un tappeto hai problemi diversi da chi vive nel mondo che tutti noi conosciamo. Dopo quello, ho letto molti altri libri, spaziando da un genere all'altro. Ma il fantasy è sempre rimasto il mio genere preferito, perché permette alla mente di liberarsi e di uscire dagli schemi a cui il quotidiano ci abitua. E così, dopo parecchi anni di lettura, è stato quasi un passaggio naturale quello di provare a scrivere. E ho scelto il fantasy perché mi piace, ma anche perché ho commesso l'errore di pensare che fosse il genere più facile da cui partire. Mio malgrado ho scoperto che non è affatto così, anzi, probabilmente è uno dei più difficili, perché parti con lo svantaggio di dover far accettare al lettore un "what if", e devi quindi creare un contesto credibile, coerente e sensato. E ti assicuro che è tutto tranne che facile. Scelto il genere, ho iniziato a pensare alla storia. L'ambientazione è stata una conseguenza. Ma quando ho iniziato sapevo da dove volevo partire e dove volevo arrivare, senza avere alcuna idea del percorso. Ho scritto la prima stesura di getto, in soli tre mesi. E all'epoca mi piaceva pure. Non avevo in mente un messaggio da trasmettere, anche se credo di aver iniziato a scrivere perché avevo qualcosa da dire. Volevo solo scrivere una bella storia, la storia che avrei voluto leggere. Solo rileggendo la quarta stesura, dopo che qualcuno mi ha fatto domande in questo senso, credo di aver finalmente capito cosa volevo dire. L'Angelo Nero è un libro fantasy, sì, ma in realtà è il mio personale punto di vista sulla realtà dei giorni nostri.
La società in cui viviamo non è molto diversa da quella rappresentata nel mio romanzo. Viviamo in un mondo in cui la percezione della realtà è falsata, in cui le persone basano le proprie opinioni su fondamenta inesistenti. Si giudicano le persone in base all'aspetto e al ceto sociale, senza rendersi conto che non è mai stato l'abito a fare il monaco. Vediamo un angelo e diamo per scontato che sia buono, vediamo un demone e diamo per scontato che sia cattivo… Allo stesso modo vediamo una persona distinta in giacca e cravatta e diamo per scontato che sia una brava persona, mentre un tatuato pieno di piercing deve evidentemente essere un disagiato, alcolizzato e certamente drogato… Ma la realtà è molto spesso ben diversa da come appare… Si dice che la storia la scrivano sempre i vincitori della guerra, no? Beh, è così… Chi vince stabilisce le regole, e gli altri si devono adeguare… Ma chi ha detto che quelle regole siano giuste? Chi stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato? In realtà, secondo me, è sempre una questione di punti di vista. Ci possono essere persone che fanno cose "cattive" in buona fede, e persone che fanno cose "buone" solamente per il proprio personale tornaconto. Torniamo all'esempio del treno: se da una parte ci fossero 10 persone e dall'altra ci fosse un muro in cemento armato, cosa faresti? Probabilmente una strage… E quello che faresti sarebbe la cosa giusta? Secondo chi? E se tra quelle 10 persone ci fosse tua figlia di 5 anni? Faresti la stessa scelta? Probabilmente sceglieresti il muro. E se scegliessi il muro, le altre 9 persone sarebbero solo un effetto collaterale del tuo personale tornaconto, perché il tuo interesse non sarebbe stato quello di fare la cosa giusta, ma quello di salvare tua figlia. Ecco, in qualche modo, L'Angelo Nero parla di tutto questo: di tutta la falsità e l'ipocrisia di cui il mondo moderno è pieno, della superficialità delle persone che basano il proprio giudizio sulle apparenze anziché sui fatti, di come l'avere potere permetta di compiere scelte che influenzano la vita di molte altre persone, e di come questo possa essere deleterio se chi detiene quel potere agisce per il proprio personale tornaconto. Ma in fondo si ritorna poi sempre ai soliti problemi senza apparente soluzione: chi controlla il controllore? Chi stabilisce le regole? Dove sta la verità? Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Cosa è bene e cosa è male? E perché? Ovviamente non ho le risposte a queste domande, ma il mio obiettivo è quello di spinge i miei lettori a riflettere su questi argomenti, a pensare con la propria testa, a verificare ciò che credono di sapere.
Il mestiere dello scrittore, in fondo, è quello di intrattenere, e possibilmente di farlo in modo costruttivo, usando la propria storia per veicolare messaggi complessi nel modo più semplice possibile.

La scrittura di Eddy è coerente: con maestria gioca col tempo e ci rende facile e piacevole addentrarci nella trama e affezionarci alla lettura. Un primo romanzo apprezzato dai suoi lettori, che lascia un dubbio riguardo la scelta del linguaggio usata.

TL: "Leggendo il tuo libro, ci si accorge della grande maestria che hai avuto: ti muovi nel tempo senza confondere e fai sì che il lettore si appassioni con facilità. Noi di TL saremmo curiosi di sapere: perché la scelta di usare un linguaggio molto forte, spesse volte scurrile?"
Eddy: "La scelta di usare un linguaggio molto forte, sia da un punto di vista del "realismo" delle scene più cruente, sia da un punto di vista della volgarità delle espressioni dei personaggi, è dovuta sostanzialmente a due fattori. Il primo riguarda lo stile: io sono un sostenitore dello "show, don't tell", anche se sono certo di avere ancora molto da imparare, soprattutto per quanto concerne la sommersione dell'io. Comunque mi rifaccio il più fedelmente possibile alla regola del "mostra, non raccontare", quindi, dal mio punto di vista, non va bene "raccontare" che un personaggio è cattivo, crudele e volgare, per far si che risulti cattivo, crudele e volgare agli occhi dei lettori, ma lo devo piuttosto "mostrare", quel personaggio, come cattivo, crudele e volgare. Per fare ciò, è evidente che l'unico modo è quello di descriverlo in scene in cui compia azioni ritenute crudeli e farlo esprimere in modo volgare. La stessa cosa vale per le scene in sé: non va bene "raccontare che c'è stata una carneficina, occorre mostrare una carneficina. Non puoi raccontare che la guerra è sanguinosa, la devi mostrare sanguinosa. Ecco che devi "mostrare" arti mozzati e teste spappolate, e devi far dire:"La sventrerò dalla fica alla gola" a un personaggio del calibro del Mietitore, ad esempio. Di sicuro non puoi fargli dire:"Le causerò una ferita grave da in mezzo alle gambe alla gola" per essere meno volgare. È importante, a questo proposito, che i lettori siano in grado di scindere ciò che è il personaggio da ciò che è lo scrittore che l'ha creato. Se scrivi di un mafioso che scioglie i bambini nell'acido, non vuol dire che tu sia un mafioso che scioglie i bambini nell'acido. Ma devi descrivere un mafioso che scioglie i bambini nell'acido, e che probabilmente non dirà:"perdincibacco", ma piuttosto:"porca troia". Spero che il concetto sia chiaro. Il secondo motivo è stato quello di creare una "dissonanza associativa" tra ciò che viene descritto e ciò che c'è nell'immaginario collettivo. Ciò serve, a mio avviso, a far suonare un campanellino nella testa del lettore, e attirare la sua attenzione su ciò che viene detto. Immagina un professore a scuola che, per far stare zitti gli studenti in classe, dica:"Ragazzi, state facendo troppo chiasso. Se continuate vi metto una nota sul registro." Ecco, ora immagina lo stesso professore che scatta in piedi, sbatte la mano sul tavolo e grida:"Allora! Avete rotto il cazzo! Tappatevi quelle boccacce o vi prendo a calci da qui all'ufficio del preside!" Ecco, direi che, mentre il primo caso passa un po' sopra, e probabilmente dopo qualche minuto gli studenti tornerebbero a fare casino (sempre ammesso che smettano di farlo), nel secondo caso, probabilmente, calerebbe un silenzio tombale istantaneo che durerebbe fino alla fine della lezione. E succederebbe perché gli studenti non si aspettano un comportamento del genere e vengono spiazzati, e dunque la loro attenzione viene catalizzata dal messaggio che il professore sta dando, che rimarrebbe loro impresso in modo molto netto. In fin dei conti il messaggio è lo stesso:"Fate silenzio o ci saranno conseguenze", ma il modo di comunicarlo può essere più o meno efficace.

Il genere fantasy è un genere letterario nato tra il XIX ed il XX secolo, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale; gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica: i racconti sono storie che narrano vicende spesso complicate, ambientate in universi dove predominano il mistero, il magico e il soprannaturale.
Sono tutti mondi paralleli al nostro, che non si possono raggiungere compiendo un viaggio nello spazio reale. Per arrivarci occorre, infatti, un intervento magico, un incantesimo.
L’obiettivo degli autori di fantasy è divertire e sorprendere i lettori. Spesso però, descrivendo mondi paralleli, gli scrittori intendono parlare indirettamente di se stessi. Allontanare lo sguardo dalla realtà e inventarne una nuova permette di osservarsi con maggiore obiettività e distacco.
Ad Oxford un professore inizia ad inventare le lingue di popoli fantastici: J. R. R. Tolkien, con Lo Hobbit (1936) e Il Signore degli Anelli (1954-1955), porta all'apice la visione contemporanea della letteratura epica medievale. Tolkien viene spesso considerato il padre del fantasy, è in realtà il padre esclusivamente dell'high fantasy, un sottogenere del fantasy.
Opposto è Stephen King che ha contribuito con il ciclo de La torre nera, sebbene la suddetta saga contenga altresì elementi riconducibili alla fantascienza, all'horror e al western.
A fine dello scorso secolo ebbe grande successo la serie di romanzi di Harry Potter, dell'autrice britannica J. K. Rowling; riconosciuta per essere cruda e realistica, è di notevole importanza la saga di successo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco dello statunitense George Raymond Richard Martin, oramai divenuta popolare a livello mondiale.
La nostra è un’epoca dominata dal fantasy; infatti riscuote grande successo nei periodi di gravi crisi: la fine degli anni Trenta con il fantasma della Seconda Guerra Mondiale che avanzava sull’Europa, la seconda metà degli anni Cinquanta con il periodo più doloroso della Guerra Fredda e, quanto alla nostra epoca, è evidente come il periodo di crisi aperto alla metà degli anni Novanta dai problemi sempre più pressanti causati dalla carenza di cibo nei paesi del Terzo Mondo, dalla conseguente ondata di immigrazione incontrollata, dalla squilibrio del nostro ecosistema e dalla crisi delle energie, si sono cronicizzati con l’esplosione del terrorismo e la successiva frattura tra mondo orientale e mondo occidentale.
Il successo del fantasy sembra risiedere nel saper fornire l’immagine di un mondo, complesso ma coerente a se stesso, entro il quale esistono delle regole sicure, entro cui la virtù viene premiata, il coraggio trova la sua consacrazione, la bontà il suo trionfo.
Un mondo insomma che, per quanto stravolto dal dolore, dall’ingiustizia, dalla paura, dalla violenza e dall’incertezza, alla fine di lunghe traversie trova un proprio ordine.
Il fantasy non è solo un universo immaginario in cui richiudersi per non vedere quello che c’è attorno a noi, ma un modo per ragionare su questioni che interrogano fortemente la nostra coscienza e il nostro mondo; ha un valore fortemente ideologico, perché spinge i lettori, in particolare i giovani lettori, ad aderire a valori e ideali quali il coraggio, l’integrità, il senso di responsabilità, la giustizia, il rispetto di sé e degli altri e la lealtà.

TL: "Per Eddy cos'è il genere fantasy?"
Eddy: "Il Fantasy, quello con la F maiuscola, e più in generale la narrativa speculativa, è quel genere letterario in cui le storie sono basate sul famigerato "what if", ossia su cosa succederebbe se.
Ma questa è una definizione da vocabolario.
Anche il "paranormal romance" è considerato fantasy, ad esempio.
C'è da dire che, in quel caso, il fulcro della questione non è esattamente il "what if", ma la love story.
Diciamo che nel Fantasy, per come la vedo io, il what if dovrebbe essere il perno attorno cui tutta la storia ruota.
Il Fantasy è dunque una macro-categoria all'interno della quale stanno altri sottogeneri, come, ad esempio, l'horror, la bizarro fiction, lo steampunk e così via…
Ma cosa distingue il Fantasy dal resto dei generi? E soprattutto… perché è considerato un genere "secondario", un genere per bambini o ragazzi, o per gente "stravagante"?
Nel genere Fantasy ci sono elementi che vanno al di là della comprensione umana, in genere, come, ad esempio, la magia; oppure ci sono creature "fantastiche", che non esistono nella realtà, per quanto ci è dato sapere. E tutto ciò spinge le persone a ritenere che sia un genere destinato a chi vive con la testa nel mondo della fantasia. Ma la gente dimentica che il primo libro stampato della storia dell'umanità, nonché il più venduto al mondo, è stato ed è un libro Fantasy, il primo su tutti, il libro dei libri: La Sacra Bibbia. Ora, sicuramente, i più bigotti mi staranno già relegando in un qualche girone infernale, ma chiunque abbia un briciolo di senso critico è in grado di capire che la bibbia stessa è basata su un "what if", che poi questo venga ritenuto per "fede" la verità è un'altra questione.
Il Fantasy, in fin dei conti, altro non è che un genere in cui la mente è portata a pensare al di fuori degli schemi a cui è abituata, e questo, a mio avviso, lo mette in cima a tutti gli altri generi. Se è vero che non puoi usare la stessa mentalità che ha creato un problema, per risolvere quel problema, allora il pensare fuori dagli schemi è qualcosa a cui tutti dovremmo aspirare, e il Fantasy è il genere giusto, secondo me, per insegnare al cervello a farlo."

Per scaricare il romanzo di Eddy, vi basterà cliccare qui. Buona lettura!

Distinti saluti,
Tregua Libresca

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