IL MENTORE, LA SINDROME E OLTRE IL LIMITE di Rita Carla Francesca Monticelli

Leggere Carla è stato un viaggio nei meandri di molte menti connesse tra loro.
Tregua Libresca

conosci

Rita Carla Francesca Monticelli nasce a Carbonia nel 1974. Vive a Cagliari dal 1993, dove lavora come scrittrice, oltre che traduttrice letteraria e scientifica (Anakina Web). Laureata in Scienze Biologiche nel 1998, in passato ha ricoperto il ruolo di ricercatrice, tutor e assistente presso il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell’Università degli Studi di Cagliari.
Amante del cinema, ha mosso i primi passi nella scrittura cimentandosi nella realizzazione di soggetti cinematografici e sceneggiature originali, oltre che di fan-fiction (tra cui “La morte è soltanto il principio”, il romanzo fantasy di argomento egiziano, ispirato al film “La Mummia”, disponibile in ebook dal marzo 2012).
Dal 2009 si occupa di narrativa. Tra il 2012 e il 2013 ha pubblicato la serie di fantascienza “Deserto rosso” (composta da quattro volumi disponibili sia separatamente che sotto forma di raccolta: “Deserto rosso – Punto di non ritorno”, “Deserto rosso – abitanti di Marte”, “Deserto rosso – Nemico invisibile”, “Deserto rosso – Ritorno a casa” e “Deserto rosso (la serie completa)”.
Grazie alla pubblicazione di questa serie è stata indicata da Wired Magazine come una dei dieci migliori autori indipendenti italiani e ciò le è valso la partecipazione come ospite al XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino e alla Frankfurter Buchmesse 2014.
Sempre nel 2014 ha pubblicato il thriller “Il mentore” (primo libro della trilogia del detective Eric Shaw) e il romanzo di fantascienza “L’isola di Gaia”, ambientato nella stessa linea temporale di “Deserto rosso” e insieme a esso incluso nel ciclo fantascientifico denominato Aurora. Nel 2015 ha pubblicato il thriller “Affinità d’intenti” (maggio) e il romanzo di fantascienza “Per caso” (novembre), mentre sono del 2016 il crime thriller “Sindrome”, secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw, e “Ophir. Codice vivente”, terza parte del ciclo dell’Aurora.
Oltre il limite” è il suo dodicesimo libro.
Dall’anno accademico 2015-2016 è docente di un corso integrativo intitolato “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” nell’ambito del corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria nel Varese. Appassionata di fantascienza e soprattutto dell’universo di Star Wars, è conosciuta nel web italiano con il suo nickname Anakina.

Alla domanda di Tregua Libresca: “Vanti un percorso molto eclettico. I tuoi studi e i tuoi interessi sembrano farti percorrere strade lontane tra loro, ma che riesci ad amalgamare con grande omogeneità. Parlaci di questa evoluzione. Dalla biologia, alla scrittura per il cinema, al successo come scrittrice e ora un laboratorio sul self-publishing, tenuto all’Università di Como e Varese.”
Carla: "Sono una persona aperta ai cambiamenti e alle opportunità che questi portano con sé. Inoltre, anche se da una parte ho una mentalità fortemente scientifica (okay, sono un po’ nerd), dall’altra mi ritrovo con una fantasia spesso difficile da contenere. E così la mia creatività e il mio continuo desiderio di imparare nuove cose e di mettermi alla prova con nuovi progetti mi ha sempre portato a dividere il mio tempo in attività anche molto diverse tra di loro, ben sapendo che il successo in quello che si fa non può durare per sempre, quindi bisogna essere pronti a reinventarsi, quando serve, e per farlo è necessario acquisire nuove competenze o aggiornare quelle che già si hanno. Ciò fa anche sì che non vengano mai meno gli stimoli a imparare di più e a migliorarsi.
Insomma, faccio di tutto per non rischiare di annoiarmi. Oltre alle attività che hai elencato c’è la traduzione, che porto avanti professionalmente da dodici anni, anche se negli ultimi due ho riservato molto meno tempo alle traduzioni tecnico-scientifiche per poterlo dedicare alla mia attività nell’ambito dell’editoria. In passato, inoltre, mi sono occupata anche di promozione e ufficio stampa in campo musicale, e persino di web designing."

IL MENTORE
Il quasi cinquantenne detective a capo di una squadra scientifica di Scotland Yard, Eric Shaw, si trova a investigare insieme alla detective Miriam Leroux sulla morte di un pregiudicato, ucciso con due colpi di pistola: uno al collo, in uno stile simile a quello di una inusuale esecuzione, ma preceduto da uno all’inguine, che sembra avere una connotazione più personale.
La sua attenzione sul lavoro è, però, spesso distratta dalla presenza di una criminologa della sua squadra, Adele Pennington, oltre vent’anni più giovane di lui, per la quale si rende conto di avere un interesse extra-professionale, peraltro non ricambiato. Nel frattempo i dettagli di un delitto molto simile vengono descritti in uno dei tanti blog anonimi sulla rete, della cui esistenza la polizia londinese è completamente all’oscuro. L’autrice del blog si firma col nome Mina, come una delle vittime di un caso di Shaw di molti anni prima.

TL: “Cos’è, per te, il self-publishing?”
Carla: "Quello del self-publisher è un mestiere con enormi potenzialità e destinato a evolvere nel tempo. Per quanto mi riguarda, l’autoeditoria, incluso ciò che è derivato indirettamente da essa, è stata la mia principale fonte di reddito nei due ultimi anni. Stiamo comunque parlando di un ambito, quello dell’editoria, che è fatto di alti e bassi, per cui il futuro dipenderà da tanti fattori, molti dei quali non sono sotto il mio controllo. Per questo motivo seguo con attenzione eventuali opportunità collaterali, come il caso sopraccitato del corso all’Università dell’Insubria, e qualunque cosa possa scaturire da esse.
Oltre agli aspetti puramente economici, l’autoeditoria mi ha permesso di mettermi in gioco sia come scrittrice sia nel ruolo imprenditoriale dell’editore (per quanto piccolo). Mi ha stimolato a scrivere delle storie in cui altrimenti non mi sarei mai cimentata, mi ha permesso di entrare in contatto con tanti colleghi di grande talento, e soprattutto con tanti lettori che condividono con me lo stesso modo di “sentire” le storie."

SINDROME
Mentre indaga sull’omicidio di due pregiudicati collegati a un noto trafficante di droga londinese, resosi protagonista di una spettacolare evasione dal cellulare che lo stava riportando al penitenziario di Coldingley dopo un’udienza in tribunale, la squadra scientifica di Scotland Yard diretta dal detective Eric Shaw si ritrova coinvolta nel caso di un’infermiera che accusa una madre di essere responsabile di una serie di violenti episodi febbrili che hanno colpito suo figlio Jimmy, di soli dieci anni. Quest’ultima si accanirebbe sul proprio bambino, peggiorandone le condizioni di salute, per attirare su di sé l’attenzione e la compassione del personale sanitario.
Eric ne viene a conoscenza casualmente, poiché la pediatra che ha in cura il piccolo paziente, Catherine Foulger, è una sua vecchia fiamma, che il detective ha ripreso a frequentare di recente nella speranza di rimettere ordine nella propria vita dopo aver scoperto l’identità del serial killer denominato ‘morte nera’. Ma la sua ex-compagna Adele Pennington, criminologa del Laboratorio di Scienze Forensi, non ha affatto accettato di buon grado questa nuova relazione.

TL: “Cosa ha ispirato le vicende del detective Eric Shaw? Questo rapporto morboso che il protagonista intrattiene con la sua partner è totalmente frutto della tua fantasia? La storia tra i due è attraente, com’è stato sviluppare questa connessione, nel corso della trilogia?”
Carla: "Tutto ciò che scrivo, più o meno consciamente, è frutto di storie che ho letto o visto nei film e nelle serie TV, cui si mescola l’esperienza personale. Quest’ultima serve soprattutto per definire quello che è l’io interiore dei personaggi, caratterizzato anche da pensieri semplici cui il lettore è in grado di rapportarsi.
Nello specifico l’idea originale de “Il mentore” era basata sulla mia passione per le serie TV investigative che si concentrano sull’analisi delle prove fisiche (le varie incarnazioni di CSI, NCIS, Bones e simili). Infatti il detective Shaw è a capo di una squadra del Servizio di Scienze Forensi di Scotland Yard. Nel contempo, però, una delle cose che mi piacciono meno di queste serie è la netta distinzione tra buono e cattivo. Per cui, pur riprendendo un contesto alla CSI, ci ho voluto inserire un protagonista con dei difetti che, invece di tendere verso una scontata redenzione, sceglie una direzione diversa, più egoistica, ma che in fondo chiunque può comprendere e addirittura approvare (senza dimenticare che stiamo parlando di finzione, non realtà).
Di certo mi sono divertita a sviluppare la storia tra il mentore e la sua allieva. Mi piaceva l’idea che il personaggio più pericoloso, quello che aveva il controllo, fosse una donna, ma che riuscisse a esercitarlo senza mai andare oltre il punto di rottura e che allo stesso tempo fosse anche il più fragile dei due, essendo stata una vittima. Poi è successo che mi sono resa conto che l’atteggiamento dell’allieva nei confronti di Eric stava spingendo quest’ultimo a mettere a nudo la propria natura. Lui pensava che lei lo stesse inducendo a cambiare in peggio, ma alla fine capisce che gli sta solo permettendo di scoprire se stesso.
Scavare nella psicologia dei personaggi è un processo stimolante. Si raggiunge un tale grado di complessità che si ha davvero l’impressione di avere a che fare con persone vere e che loro parlino con te. Nei romanzi, per ovvi motivi, traspare solo una piccola parte di questo processo."

 

OLTRE IL LIMITE
Il corpo senza vita di una donna in abito da sera viene scoperto nella sala delle feste del museo delle cere. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma il detective Eric Shaw, caposquadra della Scientifica di Scotland Yard intervenuto sul posto con la criminologa Adele Pennington, nota subito delle similitudini con il caso del serial killer soprannominato ‘chirurgo plastico’, risolto tre anni prima con l’arresto di un uomo: Robert Graham. Forse qualcuno lo sta emulando oppure Graham aveva un complice, ma esiste una terza possibilità ed è questa in particolare a preoccupare Eric, che all’epoca, certo della colpevolezza del sospettato, aveva falsificato una prova fisica per assicurarne la condanna.
E se avesse compiuto un errore e mandato in prigione la persona sbagliata?
Le indagini lo riportano a lavorare con Miriam Leroux, la giovane detective della Omicidi che fino all’anno precedente collaborava con la sua squadra, e insieme a lei si ritroverà a seguire le tracce di un inafferrabile assassino, in una corsa contro il tempo lunga tre giorni.
Questo potrebbe anche essere il suo ultimo caso importante prima di un’eventuale promozione a sovrintendente, se non fosse per il fatto che il detective George Jankowski, in lizza per lo stesso avanzamento di grado, ha deciso di giocare sporco per mettere in cattiva luce il collega e favorire la propria carriera. Nel farlo, però, questi finirà per avvicinarsi pericolosamente all’inconfessabile segreto custodito da Eric e dalla sua allieva.

TL: “Londra è uno sfondo molto presente. La tua visione di Londra è il prodotto di alcuni tuoi viaggi o una descrizione che si avvicina ai luoghi comuni che circondano questa meta?”
Carla: "Londra è una delle città che ho visitato più spesso nel corso della mia vita, per cui mi risulta abbastanza semplice muovere i personaggi al suo interno, proprio perché sono stata in molti dei luoghi descritti nei miei romanzi. Non a caso la capitale britannica fa la sua apparizione in altre mie opere, insieme ad altri luoghi meta di mie vacanze passate. Al di là di questo, credo che Londra sia anche la città perfetta per parlare di una storia di serial killer e detective che lavorano sul confine della legalità, proprio per via della letteratura investigativa che la riguarda e della sua storia criminale. Dietro la sua nebbia e la sua pioggia si può celare qualsiasi cosa, o almeno è questa l’impressione che ne può ricevere un lettore. Tutto ciò la rende una location molto credibile per un crime thriller.
D’altra parte, la Londra che mostro nei miei libri non è necessariamente identica alla realtà. È un’interpretazione, cui si aggiunge quella che ciascun lettore crea nella propria mente durante la lettura. Anche se ho cercato si essere molto fedele su certi aspetti (la maggior parte dei luoghi sono esattamente come li ho descritti; lo stesso vale per la scienza forense), su altri (soprattutto relativi al lavoro dei protagonisti e alla stessa organizzazione delle forze dell’ordine) mi sono presa numerose licenze, cui ho cercato di dare una logica ferrea mantenuta all’interno di tutta la trilogia."

Distinti saluti,
Tregua Libresca

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