ANTHEA di Rebecca Mazzarella

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Alla domanda di Tregua Libresca: “Chi è Rebecca?”
Rebecca risponde: “Sono tante cose contrapposte fra loro e concentrate in un metro e sessanta di altezza. Mi è difficile definire me stessa e sinceramente non mi è mai piaciuto. Trovo riduttivo tracciare dei confini e tutte le volte che lo faccio mi sento sempre troppo stretta e comincio a ribellarmi. Però chi mi conosce bene dice di me che oltre a essere lunatica, sono molto fantasiosa e tenace. Mi piace l’idea di essere vista come una persona che lavora a testa bassa e fa di tutto per raggiungere uno scopo. 

Credo molto nella filosofia “credici e ce la farai”, la mia famiglia oltre ad avermi trasmesso il valore dell’unione fa la forza, mi ha insegnato a pensare sempre positivo anche se spesso il mondo esterno fa di tutto per ostacolarti. Inoltre, da quando ho tagliato i ponti con le persone negative e ho cominciato a pensare a cosa mi fa davvero bene devo dire che la mia vita ha preso una sfumatura diversa e pian piano ho imparato ad apprezzarla ogni giorno di più… Ho cominciato ad essere più consapevole e a rendermi conto che le persone che fanno parte della mia vita ora contribuiscono a renderla preziosa e luminosa, soprattutto in quei giorni in cui l’ansia prende il sopravvento.”

Rebecca Mazzarella è una ragazza semplice, anonima a suo dire, ma considera la sua fantasia sempre in fermento. Abita in una piccola ma bellissima cittadina che si chiama Mirano, a venti chilometri da Venezia, dove lavora e vive insieme alla sua famiglia.
Cura un sito web: www.lunaticamente.com, con lo scopo di tenere traccia delle sue letture, di qualche articolo e di alcune frasi che la colpiscono.

TL: “La scrittura che ruolo ha nella tua vita?”
Rebecca: “Ha un ruolo quotidiano. Scrivo ogni giorno, a qualsiasi ora del giorno/notte. Al museo come al mare, a lavoro come in chiesa. A computer o a mano.  Ovunque. 

Ogni dettaglio, ogni parola, persona, situazione può scatenare un’immagine da inserire in una storia. Una giornata di nebbia o una fessura sul tronco di un albero, un quadro… A volte “le voci” nella mia testa sono così rumorose che devo per forza metterle nero su bianco. Quindi si, direi che la scrittura ha un ruolo piuttosto invadente nella mia vita, ma invadente come accezione positiva. E’ qualcosa di naturale. D a quando ho imparato a scrivere ho iniziato a tenere dei diari segreti, scrivevo un sacco di lettere e poesie e qualche storiella qua e la. Mio papà dice che ho preso dal nonno: anche lui amava scrivere lettere e aveva scritto un libro sulla sua terrificante esperienza di vivere e attraversare a fatica una guerra mondiale, costretto a stare lontano dalla sua famiglia. Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscerlo ma mi piace pensare che in qualche modo mi abbia trasmesso questa passione.”

ANTHEA
Loto è un’adolescente come molte altre alle prese con problemi tipici della sua età. Nata e cresciuta in una piccola città nello Stato di Washington circondata da boschi, Loto un giorno viene morsa da un serpente. Soccorsa dal nonno Sgurfio, la ragazza viene a conoscenza della sua vera identità. La sua famiglia infatti è composta da esseri magici e lei ben presto scoprirà di essere una ninfa. Condotta dalla zia Flora ad Anthea, il luogo magico in cui le ninfe vivono, Loto verrà a conoscenza dei sui poteri e dei segreti che circondano questo luogo fatato. Una terribile minaccia grava su Anthea e Loto dovrà prepararsi ad affrontare una durissima battaglia per difendere questo posto magico da cui dipendono le sorti del mondo.

TL: “Quanto ti immedesimi con Anthea? Troviamo interessante la tua scelta: crei un mondo nuovo, ma non sopprimi il nostro. Crei un alternativa, un parallelo. Da cosa nasce questa tua scelta?”
Rebecca: “Bella la frase “crei un mondo nuovo ma non sopprimi il nostro” e in effetti è proprio così. Credo che la magia e la vita siano come due metà che camminano mano nella mano, parallelamente. So che sembra banale da dire ma se non riesco a vedere la magia dietro una cosa che a prima vista sembra banale, ordinaria, allora vuol dire che qualcosa non va. Per me la magia è radicata nella vita reale e una non può esistere senza l’altra, sarebbe come stare seduti davanti ad un bellissimo panorama in bianco e nero, piatto. Quanto mi immedesimo in Anthea è difficile da dire… A volte mi verrebbe da dire “tantissimo” per quanto riguarda i personaggi perché fanno tutti parte di me, portano in luce uno o più lati, altri anche solo un dettaglio piccolissimo o dei difetti che ritrovo in me stessa. La famiglia che resta unita nonostante le difficoltà, Loto che da bambina diventa una guerriera e mette a repentaglio la sua vita per coloro che ama, la ricerca di amicizie solide e  leali, la magia nella vita di tutti i giorni… Poi c’è il lato oscuro: Mr.Ego che distrugge e demolisce tutto ciò che di bello esiste al mondo, un po’ come il mio lato più impetuoso che tende a travolgere e a spazzare via ogni cosa senza controllo. Altre volte però vedo Anthea come qualcosa di estraneo, come se una volta scritto non mi appartenesse più. Una volta finito è stato come risolvere una parte di me che andava portata alla luce, una strada percorsa che mi lascio alle spalle ma che riguardo sempre con grande affetto.

Banner Rebecca Mazzarella

Il self publishing o l’auto-edizione è la rivoluzione che fa editore ognuno di noi: ogni autore può pubblicare la propria opera in modo autonomo, senza doversi sottomettere alla macchina tradizionale dell’editoria. Questo avviene soprattutto grazie alle nuove tecnologie, dove lo scrittore si impagina il libro, lo trasforma in e-book e lo commercializza sui portale dedicati, tuffandosi letteralmente nel mondo e tentando la fortuna.
Questa incertezza spinge questa cerchia di fondatori della nuova editoria a riunirsi in movimenti con lo scopo di interagire fra di loro per aiutarsi tramite scambio di opinioni, per promuovere questa forma di pubblicazione nuova e per aiutare i neofiti a intraprendere il percorso; il tutto in un clima di progresso, rispetto e professionalità.
La crescita del fenomeno dell’auto-edizione è accompagnato da uno sviluppo delle società di servizi.
Gli editori perdono così il monopolio della pubblicazione ed è posto un limite al cosiddetto vanity publishing, ovvero la tendenza degli editori a chiedere somme esorbitanti per la pubblicazione di un’opera.

TL: “Rebecca, come vivi l’esperienza del self-publishing?”
Rebecca: “Prima di decidere di pubblicare Anthea ci ho messo parecchio tempo e non è stata una decisione facile, se non fosse stato per la mia famiglia che mi ha spinto a prendere coraggio ora forse sarei ancora li a pensarci. 

Mi chiedevo se ero disposta ad espormi così tanto, se ero pronta a ricevere critiche negative e a vedere che non veniva venduta neanche una copia… E’ stato come buttarsi nel vuoto e forse sono stata fortunata perché le critiche ricevute fin’ora sono state costruttive, nessuna voleva demolire il mio lavoro per il puro gusto di farlo (come capita spessissimo) ma mi hanno aperto gli occhi su alcuni punti e spronato a riflettere. Diciamo che il Self-Publishing in generale non è facile, oltre a scrivere devi essere tante altre figure professionali se vuoi che il tuo libro venga conosciuto e letto. 
Spesso mi sento come una piccola goccia in un oceano in burrasca, sempre in movimento e che si rinnova troppo velocemente, fa quasi girare la testa ma a quel punto faccio un ampio respiro e lascio che Anthea segua il suo corso e torno a scrivere per il puro gusto di farlo… Alla fine è quella la cosa importante no?”

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Distinti saluti,
Tregua Libresca

L’ANGELO NERO di Eddy Morello

Il mestiere dello scrittore, in fondo, è quello di intrattenere, e possibilmente di farlo in modo costruttivo, usando la propria storia per veicolare messaggi complessi nel modo più semplice possibile.
Eddy Morello

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"Si chiama Eddy Morello, è nato nel 1982 ed è originario di Padova. Si diploma in informatica nel 2001 e attualmente vive in Svizzera, dove lavora come amministratore di sistema in un'azienda che produce generi alimentari. La sua carriera da scrittore è iniziata con questo romanzo, che è il primo di una trilogia.
Al momento sta scrivendo il secondo, e spera di metterci meno del primo, visto che per quello ha impiegato 8 anni. L'ha riscritto completamente 4 volte e mezza.
Ha deciso di pubblicarsi autonomamente perché l'unico editore disposto a farlo non lo convinceva da un punto di vista qualitativo. Era una casa editrice non a pagamento, ma ha guardato le altre pubblicazioni e l'editing era un po' carente.
La sua formazione è prettamente tecnica, e il mondo della scrittura è entrato tardi nella sua vita. Non ha mai fatto concorsi, non ha mai scritto racconti, è partito con questo romanzo, e si è documentato strada facendo."

Si presenta così Eddy a noi di Tregua Libresca. Una persona eclettica, capace di trasformarsi, capace di vedersi nuova. La scrittura lo abbraccia tardi, ma è un un abbraccio deciso come l'angelo del suo romanzo.
C'è una lotta latente che è sempre esistita, esiste ed esisterà sempre: la lotta tra il Bene e il Male. Eddy affronta questa tensione intestina nel suo romanzo che è un conflitto che affrontiamo anche noi ogni giorno, dentro noi stessi.

Alla domanda di Tregua Libresca: "Qual'è la tua visione di Bene e Male?"
Eddy risponde: "Io penso che non esista il bene assoluto, così come non esiste il male assoluto: ognuno di noi, in base al suo punto di vista, all'educazione che ha ricevuto, alla cultura d'appartenenza e alle esperienze personali pregresse, stabilisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato… Quello che può sembrare giusto a me può sembrare sbagliato a te… Ti faccio un esempio: sei ai comandi di un treno in corsa coi freni guasti, e puoi agire solo su uno scambio… Se vai a destra vai addosso a un gruppo di 10 persone, se vai a sinistra vai addosso a una sola persona… Qual è la scelta giusta? E se invece ai comandi ci fosse il padre della persona sola, quale sarebbe secondo lui la scelta giusta?"

L'ANGELO NERO
L'Angelo Nero racconta l'atavica lotta tra Angeli e Demoni, la quale si è conclusa più di duemila anni fa, con ingenti perdite per entrambe le fazioni. Ma dopo oltre duemila anni di pace tra Eden e Inferno, la posizione di una delle sette coppe è stata scoperta dai seguaci di Astaroth. Tra battaglie, magia e mistero, un'emozionante avventura, ricca di colpi di scena e di personaggi fuori dalle righe.
Questa è la trama del suo romanzo: un angelo fuori dalle righe che vi farà rimodernare la vostra idea di paradiso. Questi angeli e questi demoni ci ricordano i nostri difetti umani, snaturati dalle loro fattezze angeliche, è impossibile non immedesimarsi e mettersi in discussione.
Il seguito è in arrivo, Eddy è già a lavoro.

TL: "L'idea del romanzo da dove nasce? Perchè questo mondo? Perchè questi personaggi? Se dovessi costruire un percorso che va da un livello profondo a uno più superficiale della tua storia, che ripercorra questi lunghi 8 anni, come lo descriveresti? In parole povere, il lavoro dello scrittore come si fa per te?"
Eddy: "La mia passione per la lettura è nata grazie al genere fantasy, in particolare per merito di un libricino dal titolo "il popolo del tappeto". È un libro che si legge molto in fretta, ma che ha fatto fare un click al mio cervello. Mi ha dato una prospettiva diversa, mi ha fatto capire che il punto di vista è fondamentale. Se vivi in un tappeto hai problemi diversi da chi vive nel mondo che tutti noi conosciamo. Dopo quello, ho letto molti altri libri, spaziando da un genere all'altro. Ma il fantasy è sempre rimasto il mio genere preferito, perché permette alla mente di liberarsi e di uscire dagli schemi a cui il quotidiano ci abitua. E così, dopo parecchi anni di lettura, è stato quasi un passaggio naturale quello di provare a scrivere. E ho scelto il fantasy perché mi piace, ma anche perché ho commesso l'errore di pensare che fosse il genere più facile da cui partire. Mio malgrado ho scoperto che non è affatto così, anzi, probabilmente è uno dei più difficili, perché parti con lo svantaggio di dover far accettare al lettore un "what if", e devi quindi creare un contesto credibile, coerente e sensato. E ti assicuro che è tutto tranne che facile. Scelto il genere, ho iniziato a pensare alla storia. L'ambientazione è stata una conseguenza. Ma quando ho iniziato sapevo da dove volevo partire e dove volevo arrivare, senza avere alcuna idea del percorso. Ho scritto la prima stesura di getto, in soli tre mesi. E all'epoca mi piaceva pure. Non avevo in mente un messaggio da trasmettere, anche se credo di aver iniziato a scrivere perché avevo qualcosa da dire. Volevo solo scrivere una bella storia, la storia che avrei voluto leggere. Solo rileggendo la quarta stesura, dopo che qualcuno mi ha fatto domande in questo senso, credo di aver finalmente capito cosa volevo dire. L'Angelo Nero è un libro fantasy, sì, ma in realtà è il mio personale punto di vista sulla realtà dei giorni nostri.
La società in cui viviamo non è molto diversa da quella rappresentata nel mio romanzo. Viviamo in un mondo in cui la percezione della realtà è falsata, in cui le persone basano le proprie opinioni su fondamenta inesistenti. Si giudicano le persone in base all'aspetto e al ceto sociale, senza rendersi conto che non è mai stato l'abito a fare il monaco. Vediamo un angelo e diamo per scontato che sia buono, vediamo un demone e diamo per scontato che sia cattivo… Allo stesso modo vediamo una persona distinta in giacca e cravatta e diamo per scontato che sia una brava persona, mentre un tatuato pieno di piercing deve evidentemente essere un disagiato, alcolizzato e certamente drogato… Ma la realtà è molto spesso ben diversa da come appare… Si dice che la storia la scrivano sempre i vincitori della guerra, no? Beh, è così… Chi vince stabilisce le regole, e gli altri si devono adeguare… Ma chi ha detto che quelle regole siano giuste? Chi stabilisce cosa è giusto e cosa è sbagliato? In realtà, secondo me, è sempre una questione di punti di vista. Ci possono essere persone che fanno cose "cattive" in buona fede, e persone che fanno cose "buone" solamente per il proprio personale tornaconto. Torniamo all'esempio del treno: se da una parte ci fossero 10 persone e dall'altra ci fosse un muro in cemento armato, cosa faresti? Probabilmente una strage… E quello che faresti sarebbe la cosa giusta? Secondo chi? E se tra quelle 10 persone ci fosse tua figlia di 5 anni? Faresti la stessa scelta? Probabilmente sceglieresti il muro. E se scegliessi il muro, le altre 9 persone sarebbero solo un effetto collaterale del tuo personale tornaconto, perché il tuo interesse non sarebbe stato quello di fare la cosa giusta, ma quello di salvare tua figlia. Ecco, in qualche modo, L'Angelo Nero parla di tutto questo: di tutta la falsità e l'ipocrisia di cui il mondo moderno è pieno, della superficialità delle persone che basano il proprio giudizio sulle apparenze anziché sui fatti, di come l'avere potere permetta di compiere scelte che influenzano la vita di molte altre persone, e di come questo possa essere deleterio se chi detiene quel potere agisce per il proprio personale tornaconto. Ma in fondo si ritorna poi sempre ai soliti problemi senza apparente soluzione: chi controlla il controllore? Chi stabilisce le regole? Dove sta la verità? Cosa è giusto e cosa è sbagliato? Cosa è bene e cosa è male? E perché? Ovviamente non ho le risposte a queste domande, ma il mio obiettivo è quello di spinge i miei lettori a riflettere su questi argomenti, a pensare con la propria testa, a verificare ciò che credono di sapere.
Il mestiere dello scrittore, in fondo, è quello di intrattenere, e possibilmente di farlo in modo costruttivo, usando la propria storia per veicolare messaggi complessi nel modo più semplice possibile.

La scrittura di Eddy è coerente: con maestria gioca col tempo e ci rende facile e piacevole addentrarci nella trama e affezionarci alla lettura. Un primo romanzo apprezzato dai suoi lettori, che lascia un dubbio riguardo la scelta del linguaggio usata.

TL: "Leggendo il tuo libro, ci si accorge della grande maestria che hai avuto: ti muovi nel tempo senza confondere e fai sì che il lettore si appassioni con facilità. Noi di TL saremmo curiosi di sapere: perché la scelta di usare un linguaggio molto forte, spesse volte scurrile?"
Eddy: "La scelta di usare un linguaggio molto forte, sia da un punto di vista del "realismo" delle scene più cruente, sia da un punto di vista della volgarità delle espressioni dei personaggi, è dovuta sostanzialmente a due fattori. Il primo riguarda lo stile: io sono un sostenitore dello "show, don't tell", anche se sono certo di avere ancora molto da imparare, soprattutto per quanto concerne la sommersione dell'io. Comunque mi rifaccio il più fedelmente possibile alla regola del "mostra, non raccontare", quindi, dal mio punto di vista, non va bene "raccontare" che un personaggio è cattivo, crudele e volgare, per far si che risulti cattivo, crudele e volgare agli occhi dei lettori, ma lo devo piuttosto "mostrare", quel personaggio, come cattivo, crudele e volgare. Per fare ciò, è evidente che l'unico modo è quello di descriverlo in scene in cui compia azioni ritenute crudeli e farlo esprimere in modo volgare. La stessa cosa vale per le scene in sé: non va bene "raccontare che c'è stata una carneficina, occorre mostrare una carneficina. Non puoi raccontare che la guerra è sanguinosa, la devi mostrare sanguinosa. Ecco che devi "mostrare" arti mozzati e teste spappolate, e devi far dire:"La sventrerò dalla fica alla gola" a un personaggio del calibro del Mietitore, ad esempio. Di sicuro non puoi fargli dire:"Le causerò una ferita grave da in mezzo alle gambe alla gola" per essere meno volgare. È importante, a questo proposito, che i lettori siano in grado di scindere ciò che è il personaggio da ciò che è lo scrittore che l'ha creato. Se scrivi di un mafioso che scioglie i bambini nell'acido, non vuol dire che tu sia un mafioso che scioglie i bambini nell'acido. Ma devi descrivere un mafioso che scioglie i bambini nell'acido, e che probabilmente non dirà:"perdincibacco", ma piuttosto:"porca troia". Spero che il concetto sia chiaro. Il secondo motivo è stato quello di creare una "dissonanza associativa" tra ciò che viene descritto e ciò che c'è nell'immaginario collettivo. Ciò serve, a mio avviso, a far suonare un campanellino nella testa del lettore, e attirare la sua attenzione su ciò che viene detto. Immagina un professore a scuola che, per far stare zitti gli studenti in classe, dica:"Ragazzi, state facendo troppo chiasso. Se continuate vi metto una nota sul registro." Ecco, ora immagina lo stesso professore che scatta in piedi, sbatte la mano sul tavolo e grida:"Allora! Avete rotto il cazzo! Tappatevi quelle boccacce o vi prendo a calci da qui all'ufficio del preside!" Ecco, direi che, mentre il primo caso passa un po' sopra, e probabilmente dopo qualche minuto gli studenti tornerebbero a fare casino (sempre ammesso che smettano di farlo), nel secondo caso, probabilmente, calerebbe un silenzio tombale istantaneo che durerebbe fino alla fine della lezione. E succederebbe perché gli studenti non si aspettano un comportamento del genere e vengono spiazzati, e dunque la loro attenzione viene catalizzata dal messaggio che il professore sta dando, che rimarrebbe loro impresso in modo molto netto. In fin dei conti il messaggio è lo stesso:"Fate silenzio o ci saranno conseguenze", ma il modo di comunicarlo può essere più o meno efficace.

Il genere fantasy è un genere letterario nato tra il XIX ed il XX secolo, i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale, l'immaginazione, l'allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale; gli elementi fantastici non vengono spiegati in maniera scientifica: i racconti sono storie che narrano vicende spesso complicate, ambientate in universi dove predominano il mistero, il magico e il soprannaturale.
Sono tutti mondi paralleli al nostro, che non si possono raggiungere compiendo un viaggio nello spazio reale. Per arrivarci occorre, infatti, un intervento magico, un incantesimo.
L’obiettivo degli autori di fantasy è divertire e sorprendere i lettori. Spesso però, descrivendo mondi paralleli, gli scrittori intendono parlare indirettamente di se stessi. Allontanare lo sguardo dalla realtà e inventarne una nuova permette di osservarsi con maggiore obiettività e distacco.
Ad Oxford un professore inizia ad inventare le lingue di popoli fantastici: J. R. R. Tolkien, con Lo Hobbit (1936) e Il Signore degli Anelli (1954-1955), porta all'apice la visione contemporanea della letteratura epica medievale. Tolkien viene spesso considerato il padre del fantasy, è in realtà il padre esclusivamente dell'high fantasy, un sottogenere del fantasy.
Opposto è Stephen King che ha contribuito con il ciclo de La torre nera, sebbene la suddetta saga contenga altresì elementi riconducibili alla fantascienza, all'horror e al western.
A fine dello scorso secolo ebbe grande successo la serie di romanzi di Harry Potter, dell'autrice britannica J. K. Rowling; riconosciuta per essere cruda e realistica, è di notevole importanza la saga di successo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco dello statunitense George Raymond Richard Martin, oramai divenuta popolare a livello mondiale.
La nostra è un’epoca dominata dal fantasy; infatti riscuote grande successo nei periodi di gravi crisi: la fine degli anni Trenta con il fantasma della Seconda Guerra Mondiale che avanzava sull’Europa, la seconda metà degli anni Cinquanta con il periodo più doloroso della Guerra Fredda e, quanto alla nostra epoca, è evidente come il periodo di crisi aperto alla metà degli anni Novanta dai problemi sempre più pressanti causati dalla carenza di cibo nei paesi del Terzo Mondo, dalla conseguente ondata di immigrazione incontrollata, dalla squilibrio del nostro ecosistema e dalla crisi delle energie, si sono cronicizzati con l’esplosione del terrorismo e la successiva frattura tra mondo orientale e mondo occidentale.
Il successo del fantasy sembra risiedere nel saper fornire l’immagine di un mondo, complesso ma coerente a se stesso, entro il quale esistono delle regole sicure, entro cui la virtù viene premiata, il coraggio trova la sua consacrazione, la bontà il suo trionfo.
Un mondo insomma che, per quanto stravolto dal dolore, dall’ingiustizia, dalla paura, dalla violenza e dall’incertezza, alla fine di lunghe traversie trova un proprio ordine.
Il fantasy non è solo un universo immaginario in cui richiudersi per non vedere quello che c’è attorno a noi, ma un modo per ragionare su questioni che interrogano fortemente la nostra coscienza e il nostro mondo; ha un valore fortemente ideologico, perché spinge i lettori, in particolare i giovani lettori, ad aderire a valori e ideali quali il coraggio, l’integrità, il senso di responsabilità, la giustizia, il rispetto di sé e degli altri e la lealtà.

TL: "Per Eddy cos'è il genere fantasy?"
Eddy: "Il Fantasy, quello con la F maiuscola, e più in generale la narrativa speculativa, è quel genere letterario in cui le storie sono basate sul famigerato "what if", ossia su cosa succederebbe se.
Ma questa è una definizione da vocabolario.
Anche il "paranormal romance" è considerato fantasy, ad esempio.
C'è da dire che, in quel caso, il fulcro della questione non è esattamente il "what if", ma la love story.
Diciamo che nel Fantasy, per come la vedo io, il what if dovrebbe essere il perno attorno cui tutta la storia ruota.
Il Fantasy è dunque una macro-categoria all'interno della quale stanno altri sottogeneri, come, ad esempio, l'horror, la bizarro fiction, lo steampunk e così via…
Ma cosa distingue il Fantasy dal resto dei generi? E soprattutto… perché è considerato un genere "secondario", un genere per bambini o ragazzi, o per gente "stravagante"?
Nel genere Fantasy ci sono elementi che vanno al di là della comprensione umana, in genere, come, ad esempio, la magia; oppure ci sono creature "fantastiche", che non esistono nella realtà, per quanto ci è dato sapere. E tutto ciò spinge le persone a ritenere che sia un genere destinato a chi vive con la testa nel mondo della fantasia. Ma la gente dimentica che il primo libro stampato della storia dell'umanità, nonché il più venduto al mondo, è stato ed è un libro Fantasy, il primo su tutti, il libro dei libri: La Sacra Bibbia. Ora, sicuramente, i più bigotti mi staranno già relegando in un qualche girone infernale, ma chiunque abbia un briciolo di senso critico è in grado di capire che la bibbia stessa è basata su un "what if", che poi questo venga ritenuto per "fede" la verità è un'altra questione.
Il Fantasy, in fin dei conti, altro non è che un genere in cui la mente è portata a pensare al di fuori degli schemi a cui è abituata, e questo, a mio avviso, lo mette in cima a tutti gli altri generi. Se è vero che non puoi usare la stessa mentalità che ha creato un problema, per risolvere quel problema, allora il pensare fuori dagli schemi è qualcosa a cui tutti dovremmo aspirare, e il Fantasy è il genere giusto, secondo me, per insegnare al cervello a farlo."

Per scaricare il romanzo di Eddy, vi basterà cliccare qui. Buona lettura!

Distinti saluti,
Tregua Libresca

IL MENTORE, LA SINDROME E OLTRE IL LIMITE di Rita Carla Francesca Monticelli

Leggere Carla è stato un viaggio nei meandri di molte menti connesse tra loro.
Tregua Libresca

conosci

Rita Carla Francesca Monticelli nasce a Carbonia nel 1974. Vive a Cagliari dal 1993, dove lavora come scrittrice, oltre che traduttrice letteraria e scientifica (Anakina Web). Laureata in Scienze Biologiche nel 1998, in passato ha ricoperto il ruolo di ricercatrice, tutor e assistente presso il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell’Università degli Studi di Cagliari.
Amante del cinema, ha mosso i primi passi nella scrittura cimentandosi nella realizzazione di soggetti cinematografici e sceneggiature originali, oltre che di fan-fiction (tra cui “La morte è soltanto il principio”, il romanzo fantasy di argomento egiziano, ispirato al film “La Mummia”, disponibile in ebook dal marzo 2012).
Dal 2009 si occupa di narrativa. Tra il 2012 e il 2013 ha pubblicato la serie di fantascienza “Deserto rosso” (composta da quattro volumi disponibili sia separatamente che sotto forma di raccolta: “Deserto rosso – Punto di non ritorno”, “Deserto rosso – abitanti di Marte”, “Deserto rosso – Nemico invisibile”, “Deserto rosso – Ritorno a casa” e “Deserto rosso (la serie completa)”.
Grazie alla pubblicazione di questa serie è stata indicata da Wired Magazine come una dei dieci migliori autori indipendenti italiani e ciò le è valso la partecipazione come ospite al XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino e alla Frankfurter Buchmesse 2014.
Sempre nel 2014 ha pubblicato il thriller “Il mentore” (primo libro della trilogia del detective Eric Shaw) e il romanzo di fantascienza “L’isola di Gaia”, ambientato nella stessa linea temporale di “Deserto rosso” e insieme a esso incluso nel ciclo fantascientifico denominato Aurora. Nel 2015 ha pubblicato il thriller “Affinità d’intenti” (maggio) e il romanzo di fantascienza “Per caso” (novembre), mentre sono del 2016 il crime thriller “Sindrome”, secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw, e “Ophir. Codice vivente”, terza parte del ciclo dell’Aurora.
Oltre il limite” è il suo dodicesimo libro.
Dall’anno accademico 2015-2016 è docente di un corso integrativo intitolato “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” nell’ambito del corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria nel Varese. Appassionata di fantascienza e soprattutto dell’universo di Star Wars, è conosciuta nel web italiano con il suo nickname Anakina.

Alla domanda di Tregua Libresca: “Vanti un percorso molto eclettico. I tuoi studi e i tuoi interessi sembrano farti percorrere strade lontane tra loro, ma che riesci ad amalgamare con grande omogeneità. Parlaci di questa evoluzione. Dalla biologia, alla scrittura per il cinema, al successo come scrittrice e ora un laboratorio sul self-publishing, tenuto all’Università di Como e Varese.”
Carla: "Sono una persona aperta ai cambiamenti e alle opportunità che questi portano con sé. Inoltre, anche se da una parte ho una mentalità fortemente scientifica (okay, sono un po’ nerd), dall’altra mi ritrovo con una fantasia spesso difficile da contenere. E così la mia creatività e il mio continuo desiderio di imparare nuove cose e di mettermi alla prova con nuovi progetti mi ha sempre portato a dividere il mio tempo in attività anche molto diverse tra di loro, ben sapendo che il successo in quello che si fa non può durare per sempre, quindi bisogna essere pronti a reinventarsi, quando serve, e per farlo è necessario acquisire nuove competenze o aggiornare quelle che già si hanno. Ciò fa anche sì che non vengano mai meno gli stimoli a imparare di più e a migliorarsi.
Insomma, faccio di tutto per non rischiare di annoiarmi. Oltre alle attività che hai elencato c’è la traduzione, che porto avanti professionalmente da dodici anni, anche se negli ultimi due ho riservato molto meno tempo alle traduzioni tecnico-scientifiche per poterlo dedicare alla mia attività nell’ambito dell’editoria. In passato, inoltre, mi sono occupata anche di promozione e ufficio stampa in campo musicale, e persino di web designing."

IL MENTORE
Il quasi cinquantenne detective a capo di una squadra scientifica di Scotland Yard, Eric Shaw, si trova a investigare insieme alla detective Miriam Leroux sulla morte di un pregiudicato, ucciso con due colpi di pistola: uno al collo, in uno stile simile a quello di una inusuale esecuzione, ma preceduto da uno all’inguine, che sembra avere una connotazione più personale.
La sua attenzione sul lavoro è, però, spesso distratta dalla presenza di una criminologa della sua squadra, Adele Pennington, oltre vent’anni più giovane di lui, per la quale si rende conto di avere un interesse extra-professionale, peraltro non ricambiato. Nel frattempo i dettagli di un delitto molto simile vengono descritti in uno dei tanti blog anonimi sulla rete, della cui esistenza la polizia londinese è completamente all’oscuro. L’autrice del blog si firma col nome Mina, come una delle vittime di un caso di Shaw di molti anni prima.

TL: “Cos’è, per te, il self-publishing?”
Carla: "Quello del self-publisher è un mestiere con enormi potenzialità e destinato a evolvere nel tempo. Per quanto mi riguarda, l’autoeditoria, incluso ciò che è derivato indirettamente da essa, è stata la mia principale fonte di reddito nei due ultimi anni. Stiamo comunque parlando di un ambito, quello dell’editoria, che è fatto di alti e bassi, per cui il futuro dipenderà da tanti fattori, molti dei quali non sono sotto il mio controllo. Per questo motivo seguo con attenzione eventuali opportunità collaterali, come il caso sopraccitato del corso all’Università dell’Insubria, e qualunque cosa possa scaturire da esse.
Oltre agli aspetti puramente economici, l’autoeditoria mi ha permesso di mettermi in gioco sia come scrittrice sia nel ruolo imprenditoriale dell’editore (per quanto piccolo). Mi ha stimolato a scrivere delle storie in cui altrimenti non mi sarei mai cimentata, mi ha permesso di entrare in contatto con tanti colleghi di grande talento, e soprattutto con tanti lettori che condividono con me lo stesso modo di “sentire” le storie."

SINDROME
Mentre indaga sull’omicidio di due pregiudicati collegati a un noto trafficante di droga londinese, resosi protagonista di una spettacolare evasione dal cellulare che lo stava riportando al penitenziario di Coldingley dopo un’udienza in tribunale, la squadra scientifica di Scotland Yard diretta dal detective Eric Shaw si ritrova coinvolta nel caso di un’infermiera che accusa una madre di essere responsabile di una serie di violenti episodi febbrili che hanno colpito suo figlio Jimmy, di soli dieci anni. Quest’ultima si accanirebbe sul proprio bambino, peggiorandone le condizioni di salute, per attirare su di sé l’attenzione e la compassione del personale sanitario.
Eric ne viene a conoscenza casualmente, poiché la pediatra che ha in cura il piccolo paziente, Catherine Foulger, è una sua vecchia fiamma, che il detective ha ripreso a frequentare di recente nella speranza di rimettere ordine nella propria vita dopo aver scoperto l’identità del serial killer denominato ‘morte nera’. Ma la sua ex-compagna Adele Pennington, criminologa del Laboratorio di Scienze Forensi, non ha affatto accettato di buon grado questa nuova relazione.

TL: “Cosa ha ispirato le vicende del detective Eric Shaw? Questo rapporto morboso che il protagonista intrattiene con la sua partner è totalmente frutto della tua fantasia? La storia tra i due è attraente, com’è stato sviluppare questa connessione, nel corso della trilogia?”
Carla: "Tutto ciò che scrivo, più o meno consciamente, è frutto di storie che ho letto o visto nei film e nelle serie TV, cui si mescola l’esperienza personale. Quest’ultima serve soprattutto per definire quello che è l’io interiore dei personaggi, caratterizzato anche da pensieri semplici cui il lettore è in grado di rapportarsi.
Nello specifico l’idea originale de “Il mentore” era basata sulla mia passione per le serie TV investigative che si concentrano sull’analisi delle prove fisiche (le varie incarnazioni di CSI, NCIS, Bones e simili). Infatti il detective Shaw è a capo di una squadra del Servizio di Scienze Forensi di Scotland Yard. Nel contempo, però, una delle cose che mi piacciono meno di queste serie è la netta distinzione tra buono e cattivo. Per cui, pur riprendendo un contesto alla CSI, ci ho voluto inserire un protagonista con dei difetti che, invece di tendere verso una scontata redenzione, sceglie una direzione diversa, più egoistica, ma che in fondo chiunque può comprendere e addirittura approvare (senza dimenticare che stiamo parlando di finzione, non realtà).
Di certo mi sono divertita a sviluppare la storia tra il mentore e la sua allieva. Mi piaceva l’idea che il personaggio più pericoloso, quello che aveva il controllo, fosse una donna, ma che riuscisse a esercitarlo senza mai andare oltre il punto di rottura e che allo stesso tempo fosse anche il più fragile dei due, essendo stata una vittima. Poi è successo che mi sono resa conto che l’atteggiamento dell’allieva nei confronti di Eric stava spingendo quest’ultimo a mettere a nudo la propria natura. Lui pensava che lei lo stesse inducendo a cambiare in peggio, ma alla fine capisce che gli sta solo permettendo di scoprire se stesso.
Scavare nella psicologia dei personaggi è un processo stimolante. Si raggiunge un tale grado di complessità che si ha davvero l’impressione di avere a che fare con persone vere e che loro parlino con te. Nei romanzi, per ovvi motivi, traspare solo una piccola parte di questo processo."

 

OLTRE IL LIMITE
Il corpo senza vita di una donna in abito da sera viene scoperto nella sala delle feste del museo delle cere. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma il detective Eric Shaw, caposquadra della Scientifica di Scotland Yard intervenuto sul posto con la criminologa Adele Pennington, nota subito delle similitudini con il caso del serial killer soprannominato ‘chirurgo plastico’, risolto tre anni prima con l’arresto di un uomo: Robert Graham. Forse qualcuno lo sta emulando oppure Graham aveva un complice, ma esiste una terza possibilità ed è questa in particolare a preoccupare Eric, che all’epoca, certo della colpevolezza del sospettato, aveva falsificato una prova fisica per assicurarne la condanna.
E se avesse compiuto un errore e mandato in prigione la persona sbagliata?
Le indagini lo riportano a lavorare con Miriam Leroux, la giovane detective della Omicidi che fino all’anno precedente collaborava con la sua squadra, e insieme a lei si ritroverà a seguire le tracce di un inafferrabile assassino, in una corsa contro il tempo lunga tre giorni.
Questo potrebbe anche essere il suo ultimo caso importante prima di un’eventuale promozione a sovrintendente, se non fosse per il fatto che il detective George Jankowski, in lizza per lo stesso avanzamento di grado, ha deciso di giocare sporco per mettere in cattiva luce il collega e favorire la propria carriera. Nel farlo, però, questi finirà per avvicinarsi pericolosamente all’inconfessabile segreto custodito da Eric e dalla sua allieva.

TL: “Londra è uno sfondo molto presente. La tua visione di Londra è il prodotto di alcuni tuoi viaggi o una descrizione che si avvicina ai luoghi comuni che circondano questa meta?”
Carla: "Londra è una delle città che ho visitato più spesso nel corso della mia vita, per cui mi risulta abbastanza semplice muovere i personaggi al suo interno, proprio perché sono stata in molti dei luoghi descritti nei miei romanzi. Non a caso la capitale britannica fa la sua apparizione in altre mie opere, insieme ad altri luoghi meta di mie vacanze passate. Al di là di questo, credo che Londra sia anche la città perfetta per parlare di una storia di serial killer e detective che lavorano sul confine della legalità, proprio per via della letteratura investigativa che la riguarda e della sua storia criminale. Dietro la sua nebbia e la sua pioggia si può celare qualsiasi cosa, o almeno è questa l’impressione che ne può ricevere un lettore. Tutto ciò la rende una location molto credibile per un crime thriller.
D’altra parte, la Londra che mostro nei miei libri non è necessariamente identica alla realtà. È un’interpretazione, cui si aggiunge quella che ciascun lettore crea nella propria mente durante la lettura. Anche se ho cercato si essere molto fedele su certi aspetti (la maggior parte dei luoghi sono esattamente come li ho descritti; lo stesso vale per la scienza forense), su altri (soprattutto relativi al lavoro dei protagonisti e alla stessa organizzazione delle forze dell’ordine) mi sono presa numerose licenze, cui ho cercato di dare una logica ferrea mantenuta all’interno di tutta la trilogia."

Distinti saluti,
Tregua Libresca

#UNA BIBLIOTECA A SORPRESA

Paola ha 33 anni e vive a Palermo.
Ha un sogno nel cassetto e noi di Tregua Libresca ve lo vogliamo raccontare.

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Domanda: “Paola, in cosa consiste questo tuo desiderio?”
Risposta: “A.a.a. Cerco disperatamente dei libri! Per poter creare in futuro una biblioteca che sarà donata ad altri ragazzi disabili come me che amano leggere, perché io vorrei leggere fino al mio ultimo respiro. Cerco dei volontari disponibili a donare qualche volume.
Io leggo di tutto, dal fumetto alla biografia, dal saggio alle “Cronache di Narnia”, avventura, astronomia, azione, attualità, fantasy.. Tranne erotici e libri inquietanti che parlano di morti!
Per informazioni su dove spedire i libri potete scrivermi in privato, grazie di cuore a chi lo farà! E chi di voi non può farlo, per favore condividete il mio progetto, magari c’è qualche vostro amico o conoscente che mi potrebbe aiutare! Grazie di cuore a tutti.”

Abbiamo deciso di chiamare questo progetto #UNA BIBLIOTECA A SORPRESA.
Paola ci ha contattati pochi giorni fa chiedendoci una mano per le donazioni di libri. Noi abbiamo deciso di fare un articolo dedicato a lei e al suo progetto, perché chi meglio di lei, incarna lo spirito del nostro blog?

Domanda: Che cos’è per te leggere?
Risposta:“Per me leggere è volare, imparare sempre cose nuove, conoscere mondi che non conosco, è come entrare in una magia! Allontana i pensieri tristi, leggere è felicità!”

Aiutate anche voi Paola, come ci ripromettiamo noi, condividete la locandina in alto a destra.

Grazie

Distinti Saluti
Tregua libresca

“L’ANGELO CUSTODE” di Sara Neptune

“Ho sempre creduto che l’omosessualità fosse uno dei peccati più gravi del mondo, che la punizione divina si sarebbe abbattuta su di me nel momento stesso in cui avessi lasciato la vita terrena.”

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Sara Neptune scrive “L’angelo Custode”, un racconto disponibile da domani, 30 giugno 2017, in formato eBook su Amazon.
Il racconto si svolge in prima persona e il narratore è Joshua, un ragazzo che due anni prima dei fatti perse la vita in un incidente stradale. Ora lui è un angelo custode, ha il compito di proteggere una persona a lui molto cara.
Sara ha voluto scrivere da un punto di vista diverso da quello che siamo abituati a vedere oggigiorno. Un contatto tra Dio e Joshua, ragazzo omosessuale e protagonista del racconto.

Domanda:“Che cosa ti ha spinto a scrivere questo racconto?”
Risposta: “Quando ho scritto questo racconto mi sono proposta di esprimere la mia opinione riguardo ai temi quali omosessualità e religione cattolica, dato che è un argomento di continuo dibattito e si tende sempre a fare di entrambi stereotipi e generalizzazioni. Ho inserito nel racconto un Dio che rispecchia la mia visuale, che non giudica un omosessuale peccatore in quanto omosessuale, ma che anzi trasfigura Joshua in un angelo custode.

Domanda: “Hai intenzione di proseguire il racconto, o cambierai genere, magari trattando un tema diverso?”
Risposta: “Con questo racconto su Amazon voglio un po’ ricominciare da capo, con una nuova identità, un nuovo nome e un nuovo genere di pubblicazioni. La coppia M/M ci sarà sempre nei miei racconti, ma al momento parto con delle opere che vanno oltre il classico Romance MM, aggiungendo, in questo caso, un lato religioso/sovrannaturale che la rende diversa.
Sto lavorando alla pubblicazione di un altro racconto da pubblicare entro fine luglio, dove questa volta la tematica sarà sul cambio di sesso e il disturbo dell’identità di genere. Nel frattempo sistemo un romanzo breve su un argomento simile, ambientato però nella malavita.”

T.L.

 

L’ARCOBALENO E LA FARFALLA di Monica Talea

“Ci sentiamo tutti così liberi quando ci dedichiamo a ciò che amiamo sul serio.”
Monica Talea

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Monica Cucurnia, Monica Tale in arte, è una scrittrice, giornalista e ufficio stampa.
Ha pubblicato con la casa editrice 13Lab: Seconda Chance a New York – diventato un Amazon Best Seller Romance – Your Passion e The Way.
Con la casa editrice Aliberti Compagnia Editoriale pubblica Dottore, non mi innamoro.
Attualmente Monica è un’autrice indipendente e ha pubblicato su Amazon e Kobo, Le note dell’anima, L’arcobaleno e la farfalla e Letto numero sedici, una piccola storia autobiografica.
Monica è laureata in Lettere Classiche all’Università degli studi di Pisa, percorso che l’ha resa paziente e determinata. Il lavoro, invece, le ha insegnato la versatilità necessaria per cogliere il quadro d’insieme di ogni cosa.
Come missione di vita, nel suo blog si ripromette di spargere ottimismo a piene mani, come fosse una polvere magica, qui.
La sua indomabile immaginazione non ha limiti, infatti scrive anche favole per bambini.
Monica è presente su tutti canali social: su facebook qui, su Twitter qui e su Instagram qui.

Alla domanda: “Se dovessi dare un consiglio a una persona più piccina di te, cosa le diresti? Nel contesto contemporaneo, nel quadro di crisi lavorativa e dei valori, cosa consiglieresti? Proprio grazie al tuo esempio, di persona determinata che ha successo e soddisfazione nella sua vita.
Monica risponde: ” Il lavoro, oggi, è una delle questioni più spinose e delicate. Scegliere la professione solo sulla base della propria passione, può essere estremamente rischioso ed azzardato. Occorre comprendere cosa il mercato richiede e cercare di assecondare il trend. Nel quadro di crisi diffusa, molte professioni stanno attraversando, infatti, un pesante ripiegamento che si protrae ormai da anni. La cultura, però, le opere dell’ingegno – soprattutto quelle letterarie ed artistiche – fioriscono come non mai in questi momenti critici e di stagnazione. Le difficoltà portano l’artista a creare e a costruire vie di fuga. Anch’io, nel mio piccolo, mi comporto in questo modo.

L’arcobaleno e la farfalla racconta la storia di Elisa, una donna felice. Gestisce a Milano una casa editrice, ereditata dalla madre e ha una vita piena, appagante: un marito che ama, un bambino che adora e benessere economico. Un giorno, tutto cambia. Una grande tragedia sembra annullare un futuro che era davanti a lei, già scritto. Come una pagina bianca, Elisa si vedere costretta a scrivere un nuovo avvenire. La vita non smette di sfidarla. Sarà la professione ad aprirle nuovi orizzonti. Un romanzo che tocca più vite, come a presentarci un corollario di esperienze, intrecciate tra loro, che ha un sapore ricco di realtà e speranza.
Una storia forte e intensa come la vita, lieve e delicata come il battito di ali di una farfalla.”

Alla domanda: “Quanto di te, è presente nel romanzo? Quanto di te possiamo trovare nei personaggi che racconti?” 
Monica risponde: “Io sono molto Elisa. Lei editrice, io autrice. L’editoria è il settore che più mi affascina in assoluto insieme al mondo del cinema, presente in altri miei libri che spero avrete voglia di leggere: Seconda Chance a New York e Le Note dell’Anima. Mi reputo una donna con istinto materno ed Elisa ha molto di me e della mia sensibilità. Una blogger che ha recensito di recente L’Arcobaleno e la Farfalla ha giustamente sottolineato che ne consiglia la lettura a persone intorno ai quarant’anni, soprattutto se hanno bisogno di un sostegno morale per uscire da un momento difficile. Lo trovo assolutamente giusto. E io sono, appunto, una quarantenne che ha un proprio bagaglio di esperienze di vita alle spalle. Gli anni arricchiscono molto le prospettive di un autore. C’é tanto di me anche in Ada. Sono sicura che parecchi lettori la ameranno. Così come Davide.”

Ora faccio una domanda a voi: “Quanto è importante rincorrere i proprio sogni, le ambizioni che uno si ripropone di avverare da giovane?”
Da piccoli siamo un’esplosione di energie: tutti astronauti o ballerine o qualsivoglia mestiere di prestigio. In seguito, si cresce e bisogna impattare con la realtà che circonda ognuno di noi, in modi diversi. Chi studia e lavora. Chi lavora e non può studiare. Chi studia soltanto e viene sminuito come un privilegiato scansafatiche. Chi si fa strada coi denti, chi non è capace di imporre sé stesso. E altri esempi a gogo. Chi deve sacrificarsi per cause personali che lo colgono forte tutti i giorni della sua esistenza. Chi non sopporta la vita e chi non sopporta la morte.
La nostra crisi ha svariate origini e conseguenze. Siamo venduti al soldo e ci inginocchiamo a lui senza vergogna. Sacrifichiamo noi stessi per un sistema di congetture sociali a cui non possiamo sottrarci: studio, lavoro, casa, famiglia. Un percorso ben scritto, con tappe precise; al di là di queste tappe, segnate con precisione, un senso di demoralizzazione immenso ci prende e cerchiamo di reprimere, abituandoci alla quotidianità. Un senso del dovere nei confronti di una vita, già enunciata, è una caratteristiche comune in molti di noi.
E i nostri sogni? Le nostre ambizioni? Erano solo sogni infantili, con gli anni li abbiamo sminuiti, per darci modo di disprezzarli. O forse erano la risposta alla grande domanda: “Come posso essere felice in questa vita?”.
Nemmeno noi di TL sappiamo rispondere e ci poniamo le stesse domande ogni giorno, e i personaggi del romanzo di Monica ci instillano questo grande dilemma nell’anima.
Quanto coraggio ci vuole per essere felici? Quanto coraggio ci vuole per decidere di ascoltare noi stessi, le nostre vere inclinazioni? Non è forse l’insoddisfazione a renderci infelici? Questa maledetta che ci rende incapaci di gioire della vita, la più alta forma di magia.

Alla domanda: “Quanto è importante rincorrere i proprio sogni, le ambizioni che uno si ripropone di avverare da giovane? E quanto è importante questo nei personaggi di L’arcobaleno e la farfalla?”
Monica risponde: “La vita ci porta spesso a inseguire la concretezza, ma quanto di noi perdiamo facendo certe scelte? Siamo la passione che ci anima; quella resta la parte più genuina di noi, che ha più da comunicare agli altri. Ecco perché Davide rinasce quando abbandona la sua professione in banca per dedicarsi al teatro. Ecco perché ci sentiamo tutti così liberi quando ci dedichiamo a ciò che amiamo sul serio.

Distinti saluti,
Tregua Libresca

IL RAGNO D’ORO di Sara Scaranna

 

copertina_scarannaSara Scaranna scrive Il ragno d’oro e la leggenda della città perduta e il suo seguito Il ragno d’oro e la vendetta degli esiliati, a cui presto aggiungerà un terzo libro.
Sara ha 38 anni, lavora come impiegata nell’azienda di famiglia e ha un compagno che l’ha resa mamma di un bimbo di 4 anni.
Come mamma Sara si presenta così: “Sono mamma di un meraviglioso bimbo e, come tante donne, lavoro. Perciò passo la giornata arrabattandomi fra la casa il lavoro e il mestiere più bello del mondo: la mamma.”
Una delle sue passioni più grandi è la scrittura, a cui dedica tutto il tempo possibile.
Cura un blog personale clicca qui, in cui è possibile seguire il flusso dei pensieri di una mamma/donna intraprendente che cerca di realizzare il suo sogno.
Inoltre, cura una rubrica dedicata ai più piccoli clicca qui, dove propone dolci fiabe ai giovavi lettori, riunendo così in un solo posto la mamma e la scrittrice. Tra le favolette proposte possiamo trovare il primo scritto dall’autrice, pubblicato, per gioco, all’età di soli 8 anni.


Alla domanda: “Com’è pubblicare il proprio lavoro? Vederlo diventare reale? Realizzare il proprio sogno? Racconti la tua esperienza. Hai pubblicato con una casa editrice, vero?”
Sara risponde: “Pubblicare il proprio lavoro è gratificante e ti riempie di orgoglio, ad esso però si somma anche il timore del giudizio degli altri. A questo proposito ho pubblicato anche un articolo sul mio blog personale. Pubblicare un libro è sempre stato il mio sogno. Si può dire che il mio primo libro l’ho “auto-pubblicato” a 8 anni: ho inventato la storia, l’ho scritta e impaginata, ho aggiunto anche i disegni e poi ho utilizzato la fotocopiatrice di papà per farne un po’ di copie che ho distribuito ad amici e parenti. Raccontava la storia di Pio Pan, un pulcino. Ora il mio sogno è vivere di scrittura, ma questo è decisamente più difficile e complicato da realizzare. Ricordo che quando mi è arrivata la proposta editoriale della BookSprint edizioni ero al settimo cielo. Non mi capacitavo del fatto che qualcuno credesse nel mio lavoro tanto da pubblicarlo senza chiedermi soldi.”

Il ragno d’oro e la leggenda della città perduta racconta la storia tra Francesca, un’umana e Alessandro, un ragazzo con poteri straordinari proveniente da un paese avvolto nel mistero. Entrambi richiamati uno dall’altro, si lasciano andare a un amore pieno e un’alchimia inspiegabile e pura. I sogni di Francesca la spingono nella braccia di Alessandro, il quale non può immaginare una vita senza lei. Il loro amore cresce tra lo splendido paesaggio delle Valli di Comacchio, che rende il tutto ancora più poetico e trascendentale.

La loro crescente intensa è però minacciata. Gli abitanti della città misteriosa (di cui la nostra protagonista riesce a venire a conoscenza per fortuiti episodi e grazie una vecchia leggenda raccontatale da suo nonno) sono contrari al loro rapporto e cercano di ostacolarlo con continue intimazioni.
Nulla possono contro quest’unione. Alessandro decide di rinunciare ai propri poteri e alla propria immortalità, in cambio di una vita piena d’amore.
Proprio quando sta avvenendo il rito, la vita di Francesca è messa in pericolo da un abitante della stessa città del suo amato. Alessandro è costretto a rinunciare e a correre in suo soccorso, un attimo prima di perderla per sempre.
Francesca si risveglia a Spina e ciò che vede è meraviglioso ed inspiegabile. Inoltre, viene a conoscenza del mondo del suo compagno e della sua vera natura, finora a lei sconosciuta.

Il ragno d’oro e la vendetta degli esiliati vede la nostra affezionata Francesca, risvegliarsi da una terribile botta alla testa, in un mondo dove solo i suoi sogni le indicano l’esistenza di un grande amore che ha riempito la sua vita. I suoi genitori e la sua migliore amica non si spiegano il disagio che prova nei confronti della realtà e nessuno si ricorda di Alessandro. Un vuoto incolmabile inizia a mangiare dentro la nostra piccola Francesca che crede di star impazzendo. I suoi sogni, così forti, la convincono di non essere nel torto. Francesca, lasciando Spina, aveva perso la memoria e, contro ogni possibilità, l’ha riacquistata. Torna dal suo Alessandro e rimette a posto il suo ordine delle cose.
Il ritrovato legame riporta vita e gioia nelle loro vite, ma i sogni di Francesca sembrano rivelare un grande pericolo per Spina e il mondo intero. I nostri amanti e tutta la corte di Spina devono affrontare una grande minaccia che svelerà un segreto, nascosto da secoli. Francesca rischierà nuovamente la morte, ma solo per scoprire una magica verità sui suoi antenati.

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Alla domanda: “La leggenda del ragno d’oro è una leggenda esistente. Ne sei venuta a conoscenza per caso o per una tua passione verso il mondo etrusco?”
Sara risponde: “E’ una leggenda esistente, così come la leggendaria Spina che è un po’ come la più famosa Atlantide. In realtà ci sono fondamenta storiche alla base di tutto, io però ho preferito fantasticare su di una Spina che ha continuato a vivere protetta dal famoso Ragno d’Oro.
L’idea della storia che ho raccontato mi è venuta anni fa quando la crisi economica ha travolto non solo la mia vita, ma quella di tutti. Il lavoro scarseggiava e quindi avevo molto tempo libero (il mio bimbo non era ancora nato), girovagando su internet, mentre ero alla ricerca di miti e leggende che riguardassero le Valli di Comacchio, mi sono imbattuta nella leggenda del Ragno d’oro e subito mi è venuta l’idea di raccontare una storia d’amore fra un’umana e un abitante della città magica di Spina. Per me è un luogo magico e suggestivo che alimenta la mia vena creativa e mi sembrava impossibile che, nessuno avesse inventato storie mitiche su un posto come questo. Scriverla, poi, è stato terapeutico, oltre che divertente, buttarmi a capofitto in un mondo tutto mio e completamente sotto il mio controllo mi ha fatto un po’ evadere dalla realtà e dalla paura di un futuro che in quel momento vedevo piuttosto nero. Ho impiegato 3 mesi per scriverla e oltre 4 anni prima di decidermi a cercare un editore per “Il Ragno d’oro e la leggenda della città perduta. La stesura iniziale era di oltre 400 pagine (in formato A4) piene zeppe di amore, forse troppo, poi fra tagli e modifiche l’ho quasi dimezzata.”

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Le Valli di Comacchio sono una vasta zona che si trova in Emilia Romagna, tra le province di Ravenna e Ferrara. La zona è classificata come sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale all’interno del Parco regionale del Delta del Po.
Le Valli di Comacchio erano riempite di acqua dolce in origine, che proveniva dalle ricorrenti alluvioni dei fiumi. A partire del XVI secolo si riempirono progressivamente di acque marine, fornendone l’aspetto, che conservano ancora oggi, di valli salmastre.
Nelle valli di Comacchio è molto praticata la pesca, infatti troviamo ancora oggi numerosi accampamenti. Ci sono numerose saline dove viene prodotto il sale. Tipici della zona sono i casoni da pesca, capanne fatte di pali, paglia e canne palustri. Le Valli ospitano la più grande varietà di fauna ornitica d’Italia.


Alla domanda: “Cosa sono per Sara Scaranna le valli di Comacchio?”
Sara risponde: “Per farlo cito due passaggi del mio libro “Il Ragno d’oro e la leggenda della città perduta” che secondo me descrivono perfettamente il mio pensiero a proposito di queste terre:
“La valle ha su di me un fascino che non so spiegare. È come se mi chiamasse, e quando la guardo, mi perdo nei suoi colori, nella sua pace. La vedo come un piccolo squarcio nel tempo; un luogo rimasto immutato da secoli e secoli che è riuscito a resistere ai capricci del tempo e degli uomini. Qui è come se il passato, il presente ed il futuro fossero la stessa identica cosa. Una briciola di eternità”

“Potevo stare ore lì seduta senza sentire nessun altro bisogno se non quello di riempirmi gli occhi e la mente con quello spettacolo che aveva il potere di tranquillizzarmi. Lì mi sentivo a casa. Il tramonto stava prendendo il sopravvento incendiando il cielo, ed il sole sembrava sciogliersi a contatto con l’acqua. Tutto il resto, invece, anneriva in sagome scure come ombre, quasi a voler sparire per lasciare interamente la scena al crepuscolo e ai suoi colori.”

Se poi si ha la fortuna di ammirarle all’alba, quando le sue acque e il cielo si tingono di rosa e viola, ti rendi conto di essere di fronte ad uno spettacolo che davvero ha il potere di rubare il cuore. In quel momento, in cui tutto è ancora immerso nel silenzio, ti dà addirittura l’idea che la Valle si esibisca solo per te. È come se la natura premiasse per essere sveglio mentre il resto del mondo dorme ancora. La Valle per me è questo: fascino, suggestione e magia. E se leggendo le mie parole qualcuno dovesse decidere di farci un salto per ammirarle personalmente, potrei dire di essere riuscita a trasmettere almeno un po’ delle belle emozioni che provo io ammirandole. Per non parlare poi delle tantissime varietà di uccelli che popolano questi luoghi, alcuni sono davvero bellissimi e particolari, come le avocette, i fenicotteri, quattrocchi (che non è un puffo, ma un’anatra), gli svassi, gli aironi ecc… Forse c’è anche una ragione affettiva che mi lega a questi luoghi: io amo il mare, e da casa mia la via più breve per raggiungere il mare attraversa proprio le Valli, forse anche questo ha contribuito a rendere questo posto ancora più speciale per me.”


Distinti saluti,
Tregua Libresca

LA TWITTER POESIA di @Thea72040431

Il suo nome su Twitter è Thea. A suon di 140 caratteri ci racconta storie che non vorremmo finissero mai. Nell’era dei social, dove un qualsivoglia pensiero dev’essere espresso nelle minima forma, Thea spezza le barriere. Scrive mini-romanzi, che di mini hanno solo il conteggio dei caratteri, di cui lei batte il record.
“Non bisogna capire, non bisogna stupirsi, ma comprendere e finalmente abbracciare la vita.”, questa è la sua BIO su Twitter, segno della sua acuta capacità di osservazione del reale che riesce a far emergere nella sue mini-storie. Per conoscerla un pò meglio, le abbiamo fatto qualche domanda.

Alla domanda di Tregua Libresca: “Thea, o almeno così ti chiamiamo dal tuo nome su Twitter. Quindi come ti chiami? Anche se non si chiede l’età a una signora, all’incirca quanti anni hai?”
Thea risponde: “47.”

TL: “Niente nome Thea? o è il tuo vero nome?”
Thea: “È un nomignolo dato da un amico. Thea significa dea in greco.”

TL: “Questa predilezione per il greco deriva dai tuoi studi o una passione personale?”
Thea: “Piccola passione, non ho mai studiato il greco, ma avrei voluto invece. Da adolescente ho letto molto il latino”

TL: “Come sei approdata alla scrittura? Cosa ti ha spinto in questo mondo?”
Thea: “Da piccola leggevo per una signora anziana, di tutto. Ecco il latino. Anna Karenina, Guerra e Pace, libri che in genere si studiano o si leggono in età adulta. La scrittura fu una conseguenza. Più leggevo più sentivo la necessità di scrivere. Tutt’ora è così.”

TL: “I tuoi mini-romanzi hanno un grande senso di realtà, riesci a far trasparire il reale e nel contempo ad essere molto romantica. Sono storie personali o che vedi vivere negli altri?”
Thea: “È la mia vita un po’ romanzata.”

TL: “Raccontaci da dove nasce l’idea di scrivere mini-romanzi.”
Thea: “Non volendo più scrivere poesie ho deciso di raccontare il mio presente e il mio probabile futuro. Ecco i piccoli romanzi.”

TL: “Se posso, da cosa nasce questo allontanamento dalla poesia?”
Thea: “No, non mi sono allontanata. Ad un certo punto ho sentito il desiderio di scrivere qualcosa di più lungo che descrivesse meglio le mie sensazioni. Un giorno ho iniziato a scrivere, doveva essere una poesia, poi è diventato un romanzo. Adesso non riesco più a fermarmi le parole sono inarrestabili.”

TL: “Quindi presto il tuo mini-romanzo diventerà un romanzo a tutto tondo?”
Thea: “Ancora ce ne vuole, siamo agli inizi.”

TL: “Cosa ti aspetti dal futuro?”
Thea: “Che mi dia le stesse cose che mi stà dando il presente.”

Non perdete il seguito o i seguiti sul canale twitter di Thea. Siamo sicuri che questi tweet sono solo un estratto di un’opera più grande che presto le vedremo scrivere. Augurandole buona fortuna, vi invitiamo a seguirla qui.
Buona lettura!

Distinti saluti,
Tregua Libresca

UN PASSO ALLA VOLTA MI BASTA di Lea Paradiso

Lea Paradiso nasce a Genova, classe ’77. Tra il 2014 e il 2015 pubblica “Un passo alla volta mi basta” e il suo seguito “Non è mai troppo tardi”, due romanzi rosa carichi di emozione, che descrivono situazioni e fenomeni molto comuni tra i giovani d’oggi, primo fra tutti il trasferirsi in una grande città, al fine di conquistare i propri sogni e realizzarsi professionalmente: Betta, la protagonista, è una giovane donna di ventitré anni che impazzisce tra fondotinta e ombretti, una ragazza determinata nel diventare una make-up artist di successo. Ma la città è così poco accogliente per lei, nata e cresciuta delle verdi campagne al confine tra Marche e Romagna, abituata al suo piccolo paesino, Mercatino Conca, dove i rapporti tra le persone non sono così schivi e superficiali, dove i legami sono solidi, radicati nel cuore. Così si ritrova sola, lontano dai suoi genitori e dalla sua Nuvola, cagnolona che in passato l’ha aiutata così tanto nel superare una spiacevole situazione familiare e che le manca moltissimo. Betta fa fatica a pagare affitto, bollette e non ha tempo per la spensieratezza e distrazioni che alla sua età dovrebbero essere più che naturali. Lavora tutto il giorno e si ritrova a crollare di sonno la sera sul divano. Non ha vita sociale e le giornate le sembrano tutte uguali. Un giorno qualunque però, la sua vita cambierà per sempre, incontrando Simone, l’amore vero, autentico e struggente.

I suoi romanzi sono disponibili qui.

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Alla domanda “Da dove sei partita per dare vita al tuo primo romanzo?”
L.P. risponde: “Sono una persona difficile da capire, amo ritagliarmi momenti di riflessione e solitudine, lontana da tutto e da tutti per ritrovare il mio equilibrio interiore. In genere si tratta di lunghe passeggiate immersa nella natura, che adoro fotografare. Ho sempre avuto una sconfinata fantasia e l’abitudine ad avere la testa tra le nuvole. Un giorno stavo camminando in campagna e nel mentre stavo ascoltando una canzone di Mika intitolata “Underwater” : mi sono fermata ed ho incominciato ad immaginare di essere un’altra persona, Elisabetta. Così mi sono precipitata a casa ed ho iniziato a scrivere. Non avrei mai pensato che da quell’illuminazione ne sarebbe uscito un romanzo.”

Alla domanda: “La morale di fondo la troviamo sicuramente nel titolo: Un passo alla volta mi basta. Il detto dice “mai fare il passo più lungo della gamba”, a tutti capita nella vita di compiere azioni un po’ troppo… Impulsivamente. Cosa ne pensi a riguardo?”
L.P.  risponde: “Sono sempre stata una persona abbastanza prudente e riflessiva nel prendere decisioni. Scrivere per me è stato come una lunga seduta di psicoanalisi, ho messo in discussione tutta la mia vita ed ho finalmente trovato il coraggio di porre fine ad un matrimonio senza più amore e che si stava trascinando da molto tempo togliendomi ossigeno.”

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Alla domanda: “Quanto ti identifichi nei tuoi personaggi?”
Lea ha risposto: “C’è molto di me nei miei personaggi. Betta rappresenta i miei vent’anni, fatti di impulsività, di reazioni di pancia e di leggerezza. Simone, che amo follemente, rappresenta ciò che sono ora, la mia evoluzione, il mio cambiamento. È la mia parte maschile. Paradossalmente ora la mia vita sotto certi aspetti è molto simile a quella di Betta, perciò devo stare molto attenta a quello che scrivo.”

Abbiamo chiesto a L.P. : “Nel tuo romanzo traspare il tuo amore incondizionato per Nuvola, il cane della protagonista, che l’ha aiutata a superare un momento molto difficile. Quanto sono importanti gli animali nella tua vita?”
Lei ha risposto: “Gli animali per me sono tutto. Sono presenze discrete che ti stanno accanto senza giudicare. Non mi sento esattamente a mio agio fra le persone, mentre con gli animali è diverso, il loro modo di comunicare non verbale fatto di gesti, sguardi, sensazioni mi ha fatto mettere in discussione tutto quello che era il mio mondo sino ad allora, un mondo che non mi apparteneva.
Fare la volontaria e conoscere Nuvola mi ha aiutata a ritrovare me stessa, lei era una creatura meravigliosa che mi manca ogni giorno e alla quale penso spesso.
Nuvola era ospite al canile dove per un certo periodo ho prestato volontariato. Le devo tutto, tutto ciò che sono ora come persona e l’essere riuscita a realizzare il mio immenso sogno di scrivere. Quando è morta è stato come se mi avessero strappato il cuore, una parte di me se n’è andata con lei, ma vivrà sempre nelle pagine dei miei libri.”

Lea fa parte del gruppo di volontari del canile “Il piccolo rifugio” di Sassofeltrio.

Distinti saluti,
Tregua Libresca

NUOVA ERA di Maria Stella Bruno

Maria Stella Bruno è una lettrice appassionata, scrive poesie a carattere esistenziale, molte delle quali vengono inserite in antologie, segno della sua acuta sensibilità. Si aggiudica diversi premi letterari, a dimostrazione del suo talento, e pubblica romanzi fantasy e di fantascienza. I suoi libri sono disponibili in e-book su Amazon (clicca qui). Maria Stella è un autrice frizzante, tiene un blog (clicca qui) dove appunta pensieri, promuove con acuto sostegno lavori di altri autori e cura delle rubriche tra cui:
– “Cercatori di Parole” , dove tiene informazioni sulle tendenze e novità dal mondo del Fantasy, della Fantascienza e dell’Horror su Bookoria, un sito di promozione gratuita per scrittori clicca qui.
– “La Locanda dell’Inchiostro Versato”, dove si trovano interviste e presentazioni di autori esordienti e non. clicca qui
– “Recensioni” clicca qui

Alla domanda: “Come hai vissuto l’ esperienza dell’auto-pubblicazione? Cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso? Soprattutto, come definiresti la tua vita, come gestisci la tua carriera? ”
M.S.Bruno risponde: “Sono arrivata all’auto-pubblicazione in un processo inverso al consueto, ovvero dopo aver pubblicato per anni con una Casa Editrice. Purtroppo questa ha chiuso ed io, piuttosto di rigettarmi nel mare editoriale in cui le risposte, se ci sono, si ricevono dopo molti mesi, ho preferito l’indipendenza che offre Amazon. A chi vuol scrivere e pubblicare consiglio in primis di dedicarsi con attenzione al testo. Rivederlo e rivederlo, limandolo, correggendolo, infine provare ad avvicinarsi (con umiltà) a Case Editrici che trattano il genere scelto, ma evitando quelle che propongono contratti a pagamento o vendita di copie. Per esperienza so che non si approda a molto. Consiglio l’auto-pubblicazione proprio per quella libertà e indipendenza di cui parlavo, ma bisogna armarsi di pazienza ed essere capaci di auto-promuoversi (Io sto imparando solo adesso a farlo!). La Casa Editrice però offre esperienza e distribuzione. Inoltre protegge i testi prendendosi l’onere di registrare i diritti. Come definisco la mia vita e gestisco la carriera? Beh, sono belle domande!  Credo che nella vita come nella carriera l’importante è l’impegno, la dedizione e la costanza (Che mi viene difficile), tre cose che, mi auguro, infine premino. Mi dedico con passione a ciò che faccio, sperando di riuscire a coinvolgere qualcun altro nella mia fantasia. Non pretendo grandi cose dalla vita, ma punto alla qualità. E così nel mio lavoro.”

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C’è una nuova terra, lontano da noi, in cui sorgono tre soli durante il giorno. Questo pianeta si chiama Nuova Era ed è una seconda opportunità di sopravvivenza per i coloni che un tempo abitavano sulla Terra. Questo mondo è ostile e gli umani che lo abitano sono organizzati in 350 insediamenti, strutturate secondo regole ferree. Le recinzioni, intorno ai campi, servono a protezione da creature selvagge e maligne.
Danmar, astuto cacciatore del campo 231, mentre investiga su un incidente accaduto fuori dai recinti e su delle anomalie interne, incontra una enigmatica donna.
Zohya, dai lineamenti singolari e circondata da tecnologie palesemente extraterrestri, salva il cacciatore, dando inizio a un legame di crescente fiducia.
La studiosa, facente parte di una veneranda Corporazione, comincia ad interferire con gli affari del campo, a dispetto di una norma che glielo vieta in assoluto; qualcosa la spinge ad infrangere un velo che prima le impediva di lasciarsi andare alle sue emozioni.
Insieme, Danmar e Zohya, affronteranno numerosi ostacoli, tra cui la salvezza di Nuova Era, e inganni che li porteranno a svelare verità scomode ed accorgersi che un disegno più grande si perpetua intorno a loro.

Alla domanda: “Durante la stesura di Nuova Era, qual’è stato il tuo rapporto con i personaggi? Hai un’acuta sensibilità, sopratutto nell’analisi psicologica dei profilo e degli eventi, il lettore è totalmente immerso nell’ambientazioni e nella trama. Se dovessi chiedere quale sia il messaggio fondamentale che vuoi impartire al lettore, quale sceglieresti?”
M.S.Bruno risponde: “Amo ogni personaggio che scrivo, ma devo ammettere che “rapportarsi” con alcuni è stato più semplice che con altri. Più sono complessi e sfaccettati, più io mi diverto a descriverli. Poi certe volte capita che sia il personaggio stesso a cambiare gli eventi che magari io avevo immaginato diversamente. È il suo carattere, il suo modo di rapportarsi alle vicende che cambia la storia… E’ una cosa un po’ particolare, ma riserva i colpi di scena migliori o le svolte più interessanti!
Se dovessi scegliere un messaggio che ho voluto trasmettere sarebbe il valore dell’equilibrio. L’importanza che tra ragione e sentimento ci sia una certa stabilità, che da soli non si può risolvere sempre tutto e che molte cose non possono essere controllate. Bisogna saper stare soli, come saper accettare aiuto. Equilibrio, appunto!” 

I primi viaggi nello spazio furono affrontati dagli scrittori di fantascienza come Jules Verne e H. G. Wells. Dopo queste esplorazioni letterarie dovremmo aspettare il 1942 per vedere i primi due oggetti, due razzi, riuscire ad oltrepassare l’atmosfera terrestre. E solo, nel 1946, si otterrà la prima immagine dello spazio da un vettore V2 tedesco lanciato dagli Stati Uniti d’America. Il primo viaggio orbitale avverrà, quasi 10 anni dopo, nel 1957 con lo
Sputnik 1 dall’Unione Sovietica. Seguirono voli con a bordo i primi passeggeri: la famosa cagna Laika e, dopo di lei, i cani Belka e Strelka, accompagnati da un coniglio grigio, 42 topi, 2 ratti, e numerose piante e funghi; tutti i passeggeri sono sopravvissuti: erano le prime creature terrestri ad andare in orbita e ritornare in vita.
Il primo uomo a volare nello spazio, nel 1961, fu Jurij Gagarin che, da lassù, noto: «Da quassù la Terra è
bellissima, senza frontiere né confini.», al suo rientro venne “battezzato” cosmonauta (marinaio dell’universo); mentre gli Stati Uniti crearono il termine astronauta (marinaio delle stelle). Fu l’inizio di una corsa all’esplorazione senza confini.

Alla domanda: “Cosa ti affascina dello spazio? Quest’ambientazione fantascientifica quanto la vedi lontano/vicino dalla realtà di oggi? O meglio, secondo te quanto tempo manca dal nostro possibile trasferimento su un altro pianeta?”
M.S.Bruno risponde: “Lo spazio mi ha sempre affascinata, fin da bambina, forse per quel mistero che custodisce gelosamente o magari perché spalanca l’immaginazione facendo sognare chissà quali meraviglie possano esistere. Ma non credo che una realtà come da me descritta sia così vicina, ahimè. Forse certe tecnologie sono verosimili, anzi alcune sono già in sperimentazione (ho preso spunto da invenzioni già in progettazione), però l’umanità non ha ancora le capacità di attraversare la galassia per cercare un pianeta abitabile. Tra qualche generazione magari, quando esisterà un sistema di propulsione che possa colmare le distanze e un altro che possa consentire all’uomo di ingannare il Tempo e sopravvivere a un viaggio che, comunque, sarebbe lungo. Intanto, mi accontento di “viaggiare” con la fantasia, di creare mondi diversi, meravigliosi e terribili, unici ma in un certo senso “veri”, almeno per chi si lascia condurre fra le pagine dei miei romanzi.” 

Distinti saluti,
Tregua Libresca